Francesco Carbone
Alù o del paesaggio immaginato

 

Pittura di paesaggio si può definire quella espressa da Diego Alù: solo che, nel suo caso, tale definizione assume una valenza diversa, un significato più circostanziato ed essenziale che al passaggio convenzionale sottrae la ridonanza degli orpelli della natura, per conferire a quest’ultima un suggestivo respiro di sintesi rappresentativa.

Espressione, appello, superficie, rappresentazione, pur essendo così le dimensioni del mondo comunicativo, proprio nella pittura di Alù, tendono a diluirsi nel loro particolare rapporto con lo spazio della tela, dove gli stessi elementi divengono spesso presenze eidetiche, cioè immagini percettive soggettive, proiettate sul mondo esterno indipendentemente dal riferimento reale cui l’immagine si riferisce.

Una tendenza potenziale, quindi, all’astrazione del soggetto, alla decodificazione del reale in favore di una pittura che vuole basarsi sempre meno sulla persistenza del modello, sulle sue referenze figurali.

Da ciò deriva, allo stato attuale, quell’atmosfera stupefacente e diffusa che emano la superficie di Alù, quei cieli tersi dai blu-celesti sfumati di bianco e che si espandono all’infinito, per disegnare poi soffici orizzonti di terra poggiati sul verde delle campagne, sui mari dai colori riflessi del cielo.

In questa profondità di orizzonti che demarca gli elementi costituitivi del quadro, o le sue apparenze figurative, è sottesa la predisposizione di Alù verso uno sguardo lontano, meno incline al vedere conosciuto è più propenso a stemperare l’immagine reale in favore dell’oggetto percepito, intendendo per immagine non la riproduzione del reale, la sua “copia”o il suo “duplicato”.

Dalla comune o più generalizzata immaginazione, il processo che attiva Alù, è quello di una più penetrata funzione creativa, di un più suggestivo richiamo alla fecondità di un immaginario pittorico votato a trasformare la realtà, defabulando della descrizione di se stessa, del dato mimetico che la rappresenta.

In questo senso le vaste stesure di verde, di blu, di bianco, di giallo, di cui si sostanziano le superfici di questo artista riflessivo e sensibile, obbediscono all’esigenza di un ruolo o di un linguaggio cromatico che appartiene innanzi tutto all’essenza pura della pittura, alla sua nozione, per divenire subito dopo espressione del soggetto o astrazione della “cosa”, cioè capacità di contenuti ideali attraverso la scelta di più appropriate sintassi formali verso cui tende l’assidua e proficua ricerca di Diego Alù.