Analisi filosofica del testo
I principi di tipo dogmatico che si impartivano all’interno della Scuola Pitagorica ci sono stati tramandati allo stato di frammenti sotto il nome di "versi aurei". Secondo la tradizione, a dettare questi interessanti aforismi esoterici o a scriverli direttamente fu lo stesso Pitagora. In realtà, pur rappresentando il fondamento del pitagorismo come vita contemplativa (bìos theoretikòs) e quindi prassi esistenziale a metà strada tra misticismo e religione laica del pensiero, i Versi aurei non sono altro che un agile catechismo divulgativo ad uso del perfetto pitagorico, come tale, non abbiamo molti elementi nè per negare l’intervento dello stesso Pitagora sul testo nè per affermarlo con sicurezza. Tuttavia, leggendo i Versi aurei si ha la nitida sensazione di respirare l’atmosfera del Pitagorismo, e di cogliere le idee e il messaggio di Pitagora.
I Versi aurei non avevano soltanto un valore estetico, di carattere poetico-letterario, ma erano portatori principalmente di una funzione pratica, concreta, che permetteva agli adepti, sia acusmatici che matematici, di percorrere la via regia dell’esperienza mistico-religiosa, elevando lo spirito fino all’ottenimento della catarsi, o purificazione, stadio che si raggiungeva nella metempsicosi e re-incarnazione delle anime, il cui scopo nell’eternità doveva essere la cessazione delle sofferenze mondane, con il soccorso della divinità, vista come realtà suprema ma non ancora come creatrice del tutto, essendo il concetto di creazione una peculiarità della cultura teologica e filosofica cristiana.
I Versi aurei presentano spiccati influssi della prospettiva orfica e del Dionisismo, come l’incontro tra Etica e Spiritualismo, per es. L’attenzione alla filosofia morale è uno degli aspetti più importanti della singolare dottrina scientifico-misterica propria dei Pitagorici, in una dimensione legata al valore pratico dell’azione etica che influenzerà i successivi filosofi morali, da Platone ad Aristotele fino alle nascita ed allo sviluppo del pensiero cristiano.
Domenico Turco
Pitagora1
VERSI AUREI
Venera innanzitutto
gli Dei immortali e serba il giuramento.
Onora poi i radiosi eroi
divinificati e ai demoni sotterranei offri secondo il rito.
Onora anche i genitori e
a te chi per sangue sia più vicino.
Degli altri, fatti amico chi per virtù è il migliore,
imitandolo nel parlare con calma e nelle azioni utili.
Non adirarti con un amico
per una sua colpa lieve, sinchè tu lo possa.
Approfondisci lo studio
di queste cose e queste altre domina: il ventre anzitutto e così pure sonno,
sesso e collera.
Non far cosa che sia
turpe in faccia ad altri o a te stesso, ma, soprattutto, rispetta te stesso.
Poi, esercita la giustizia con le opere e la parola.
In ogni cosa, di agir
senza riflettere perdi l'abitudine.
Considera che per tutti è
destino morire.
Delle ricchezze e degli
onori accetta ora il venire, ora il dipartirsi.
Di quei mali, che per
demoniaco destino toccano ai mortali, con animo calmo, senz'ira sopporta la tua
parte pur alleviandoli, per quanto ti è dato: e ricordati che non estremi sono
quelli riservati dalla Moira al saggio.
Il parlare degli uomini
può essere buono o cattivo; che esso non ti turbi, non permettere che ti
distolga. E se mai venisse detta falsità, ad essa calmo
opponiti.
[1]
Naturalmente per Pitagora si intenda probabilmente l’intera scuola pitagorica, essendo in qualche modo dei precetti scolastici.
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