Da
sempre annoverato tra i principali filosofi greci, Anassagora nacque a Clazomene,
nella Ionia, nel 499 circa a. C. In seguito si trasferì ad Atene, dove ebbe
illustri allievi come Pericle, futuro uomo politico, Socrate, grande filosofo,
Ippocrate, padre della medicina scientifica, e il poeta tragico Euripide.
Insegnò ad Atene per un trentennio, dopo di che venne accusato e processato per
empietà, in quanto le sue dottrine erano considerate contrarie alla religione
tradizionale. Costretto a fuggire da Atene e a tornare in Asia Minore, si recò a
Lampsaco, dove morì intorno al 428 a. C. Analogamente al caso di Democrito, è
impossibile ricostruire del tutto la sua produzione filosofica a partire dagli
scarni frammenti pervenutici, anche se siamo piuttosto certi delle sue teorie
grazie alle testimonianze.
Come altri fisiologi della Ionia, Anassagora scrisse un’opera dal titolo Sulla natura; e infatti elaborò una filosofia di carattere fisico che ipotizza l’esistenza di particelle elementari dette “semi” (spèrmata in greco), considerati i principi di tutte le cose, infiniti, minuscoli e presenti da sempre, che generano gli enti (corpi, oggetti, etc…). L’ordine cosmico è garantito dal moto dei semi, che non è lasciato al caso, ma è determinato dall’intervento della mente divina, il Nous, eterna e universale, teoria che sarà ripresa da Aristotele con la sua dottrina del Motore Immobile. Anche la concezione dei semi, definiti omeomerie dallo stesso Aristotelle, ebbe degli interessanti sviluppi ad opera degli atomisti Leucippo e Democrito.
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