
Secondo Anassimandro i primi animali - uomo compreso - nacquero nell'elemento acquatico, ricoperti di una scorza spinosa; cresciuti in età lasciarono l'acqua e vennero all'asciutto, ed essendosi lacerata la scorza che li copriva, dopo poco cambiarono il loro modo di vivere1.
Se l'interpretazione di Aezio è corretta, e non ci sono ragioni sufficienti a negarlo, siamo
di fronte ad una teoria sconcertante nella sua modernità, correlata all'ipotesi che la
comparsa della vita sulla Terra sia coeva e contemporanea alla nascita della fauna acquatica e
che le varie specie si siano formate ed evolute in simbiosi con l'habitat che li ospitava,
ossia, con terminologia scientifica, attraverso un processo di adattamento graduale
all'ambiente circostante.
Questa ipotesi, benché frammista ad ingenuità legate e collegate al sentire popolare, è molto
suggestiva, anticipando le teorie sull'evoluzione dei vari Lamarck e Darwin, in pieno Ottocento,
cioè due forme differenti (alternative) di evoluzionismo naturale fondato scientificamente;
per Anassimandro, però, sarebbe più giusto parlare di intuitivismo evoluzionistico, a
carattere filosofico, più che di autentico evoluzionismo scientifico, in una nuance moderna e
contemporanea.
Un'altra interpretazione di Anassimandro, molto suggestiva, è proposta da Nietzsche, e riguarda
soprattutto, integrandone i fondamenti con la teorizzazione dell'apeiron come principio,
l'unico frammento rimasto di Anassimandro, che ha conosciuto anche un interessante sviluppo
nell'opera del filosofo, esistenzialista e teorico dell'Ermeneutica, Martin Heidegger.
Questo frammento recita:
Le cose dalle quali proviene agli esseri la nascita sono le stesse in cui avviene la loro
dissoluzione secondo necessità, poiché le une rendono giustizia alle altre dell'ingiustizia,
secondo l'ordine del tempo.
Nella lettura del Nietzsche il Milesio, cogliendo nella varietà molteplice degli enti
destinati a nascere una quantità di ingiustizie da riparare, avrebbe inteso il nodo più
profondo dell'etica: come può aver fine una cosa che è coniugata e coniugabile al
verbo-essere, cioè alla sua intima natura? Nella sua visione del mondo avrebbe avuto diritto
di cittadinanza una protesta contro la maledizione del divenire,
dell'incessante, vano risorgere del mondo dalla fragilità, dalla morte. L'eterna fiumana del
divenire non può non sorgere che dall'eterna sorgente dell'essere, mentre i presupposti
della caducità, a partire dall'essere che si fa divenire, e divenire ingiustizia, dall'unità dell'indeterminato nella colpa dell'individuazione, dovevano verificarsi sempre secondo lo stesso sistema di conformità. L'eterno scorrere che è lo stesso dell'essere poteva in secondo luogo asserirsi negativamente, per analogiam - in realtà quanto mai fuori luogo, da un punto di vista e storico e genealogico, solo plausibile in via di analisi teoretica - al noumeno di Kant, come fusione nell'infinito/indefinito -apeiron- di tutti gli enti (compresi gli esistenti).
Al di là delle infinite letture alle quali può dar adito la filosofia di Anassimandro, ci preme
rilevare il grande balzo in avanti realizzato da questo pensatore, nel momento in cui fa
dell'apeiron, dell'infinito, la chiave di volta del reale, più dinamico dell'elemento-acqua
di Talete in quanto avente struttura bipolare e dialettica, oltre ad essere una sostanza
neutra, benché astratta e sotto un certo punto di vista estranea al mondo dell'esperienza.
L' apeiron è infinito, cioè vivente natura infinita che va inferita concettualmente,
non appartenendo alla tavola degli elementi o dei materiali riscontrabili nella realtà
sensibile.
Superando la prospettiva taletiana, l'allievo-Anassimandro ottimizza la filosofia del maestro,
nel senso di una più marcata adesione all'ideale concreto del logos, a fronte del mythos, della tradizione mitopoietica fatta di saghe e narrazioni leggendarie spesso contrarie ad una presa di coscienza ragionevole e razionale quanto a coerenza, puntualità, esattezza.
Tuttavia la teoria dell'apeiron presenta delle aporie difficilmente risolvibili, restando
nell'ambito della filosofia di Anassimandro, in quanto per spiegare il dinamismo universale
ricorre ad una dialettica caldo/freddo e secco/umido all'interno di un elemento-fondamento
(archè) di carattere sostanzialmente ipotetico. Questo, se da un lato rappresenta una prima
formulazione dell'ipotesi, operativa sul piano filosofico e scientifico e relativa
all'apeiron, dall'altro viene a porsi forse come un quid non realistico (fantastico),
non trovando riscontro nella realtà empirica, al più in quella razionale, ma in forme
astratte e prive di un collegamento organico rispetto ai diversi enti che costituiscono il
mondo.
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