Domenico Turco
Aristotele

II - Il corpus aristotelico

La sistemazione delle opere di Aristotele consente di individuare due tipologie diverse: abbiamo infatti testi exoterici, o “acroamatici”, cioè concepiti per il pubblico, e testi esoterici, sorta di manuali scolastici ad uso degli allievi.

Il corpus aristotelico descrive un percorso, un’evoluzione tematica e stilistica che va da dialoghi  di stretta aderenza platonica, a un interesse multidisciplinare e scientifico, assai differente dalla prospettiva dialettica del suo maestro.

Le opere giovanili sono scritte alla maniera di Platone, e secondo gli schemi di un consolidato genere letterario e filosofico: il dialogo. Tutti gli scritti exoterici, rivolti al pubblico, assumono la forma del dialogo. Di questi testi conosciamo solo alcuni titoli e dei frammenti. La fama di Aristotele non è legata però ai dialoghi exoterici ma alle opere di scuola, le uniche pervenuteci integralmente, che erano destinate agli allievi più preparati e che testimoniano ancora la grande varietà tematica e la qualità della filosofia aristotelica, che investe ogni settore dello scibile umano.

I libri sopravvissuti furono raccolti nel I secolo a. C. da Andronico di Rodi, l’editore postumo di Aristotele, che stabilì l’ordine con cui sono conosciuti anche ai nostri tempi.

Questi libri esoterici riguardano gli argomenti più disparati, come Logica, Fisica, Metafisica, Meteorologia, Zoologia, Biologia, Psicologia, Etica, Politica, Retorica e Poetica.

Al figlio Nicomaco indirizzò l’Etica Nicomachea, che, assieme all'Etica Eudemia, completa la serie di scritti riguardanti la filosofia morale.

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