III - Le opere giovanili
Le opere
giovanili di Aristotele sono le seguenti: il Simposio, il Politico,
il Sofista, il Menesseno, il Grillo o della retorica,
il Protrettico, e, infine, l’Eudemo o dell' immortalità
dell'anima, dialogo di carattere platonico che racconta appunto le vicende
dell’omonimo protagonista, Eudemo, che coltiva da tempo tre sogni: la
guarigione dalla malattia che lo ha dilania, la morte del tiranno della sua
città, e il ritorno in patria. Realizza i primi due sogni, tuttavia non
riuscirà a ritornare in patria, morendo in battaglia, ma solo nella patria
celeste.
La teoria dell’immortalità dell’anima si caratterizza per una concezione diversa da quella di Platone. Infatti per Aristotele l’anima non può essere pura armonia, perché se così fosse la disarmonia dovrebbe porsi in competizione con essa, mentre razionalmente nulla può opporsi all’anima. Il messaggio finale tende ad un certo pessimismo, incline alla concezione greca dell’esistenza condivisa da altri poeti e filosofi: meglio non essere mai nati alla vita corporea, perché contraria alle leggi di natura.
L’Eudemo è il corrispettivo aristotelico del Fedone, e come tale tenta una fondazione filosofica del tema dell’immortalità dell’anima, in una prospettiva ancora influenzata da Platone.
Il Protrettico è un’apologia della filosofia il cui destinatario è Temisone, principe di Cipro. La filosofia è un’attività necessaria, in quanto chi intende negare la filosofia è costretto pur sempre a difendere le sue ragioni, e quindi a filosofare! Questo semplice ma brillante argomento è tuttora valido in riferimento alle attuali opere che celebrano la fine della filosofia, le quali, per affermare questa fine, sono costretti a fare uso di quella filosofia che rinnegano. Nel Protrettico si afferma inoltre che l’autentico filosofo deve condannare tutte le realtà fin troppo coinvolte con la dimensione umana e con quanto pertiene agli aspetti ingannevoli o imitativi dell’esistenza, bellezza compresa, per raggiungere la conoscenza più pura, che è la saggezza (phrònesis), vista come l’attenzione partecipe ai modelli eterni della realtà, o idee.
Sulla Filosofia è un trattato che si articola in tre libri. Nel primo Aristotele traccia una storia della filosofia greca che precede dal pensiero orientale agli insegnamenti dei Sette saggi, fino alla presentazione di quello che Aristotele stesso considera il maggiore filosofo tra quelli apparsi fino ad allora, Platone. Questa valutazione altamente positiva non esime Aristotele dal criticare forse la tematica più rilevante del sistema platonico, la dottrina delle idee e in particolare la concezione che le vuole entità astratte del tutto separate dalle realtà sensibili.
Aristotele confuta soprattutto la visione pitagorica e poi platonica che vede nei numeri dei rapporti astratti; il filosofo critica la teoria delle idee-numeri tipica di Platone, che presupponeva una distinzione netta tra numeri astratti e numeri matematici. Per Aristotele è impossibile ipotizzare una classe di numeri diversi da quelli concreti, che si incontrano nelle operazioni di calcolo e numerazione; le idee, comprese le idee del numero, sono considerate dei predicati comuni a enti dello stesso tipo o specie. Il terzo libro, infine, anticipa la concezione cosmologica e teologica della Metafisica.
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