VI - La filosofia naturale e la psicologia
Aristotele si
occupò anche di filosofia naturale e di psicologia, temi affrontati con esiti
straordinari nei seguenti scritti: Fisica, Cielo, Meteorologia,
Storia degli animali, Parti degli animali, Generazione degli
animali, Moto degli animali, Nascita e morte, Sull'anima
e Il senso.
Nella Fisica Aristotele propone una completa dottrina della cause, che, indirettamente, fonda il concetto filosofico della causalità. Nel I libro della Fisica il filosofo ne individua quattro differenti tipologie: causa materiale, causa formale, causa efficiente e causa finale.
La causa materiale rinvia al principio primordiale del Presocratici, o archè, come affermato chiaramente all’interno della Metafisica. Costituisce la materia di qualcosa, come la pietra o il metallo con cui viene realizzata una scultura.
La causa formale è appunto la forma o modello a cui si adegua una determinata realtà, come il complesso degli elementi architettonici di un edificio o la struttura di una nave.
La causa efficiente è la forza dinamica che si sviluppa nella creazione di un oggetto, come per es. quella dell’artigiano o del costruttore.
La causa finale rimanda al fine o alla motivazione di portare a compimento un’opera o produrre un oggetto, per es. una casa.
Tra le varie cause, la più rilevante è quella formale, in quanto rappresenta qualcosa di essenziale in vista dell’esistenza di una determinata cosa.
Dal punto di vista astronomico Aristotele fece suo il modello geocentrico del sistema tolemaico, che pone al Terra al centro dell’universo. Aristotele riprende inoltre la teoria dei quattro elementi di Empedocle, che sono l’acqua, l’aria, la terra e il fuoco, a cui ne aggiunge un quinto: l’etere, che nel Medioevo sarà detto anche quintessenza. Ogni elemento ha un suo luogo determinato da una pesantezza peculiare, o, con terminologia attuale, dal peso specifico. L’etere, sostanza costitutiva dei cieli, non può produrre altra trasformazione che non contempli un movimento di carattere circolare, tipico dei corpi e delle sfere celesti, e quindi infinito. Invece gli elementi presenti sulla Terra si muovono in maniera lineare e secondo un moto a termine; il fuoco si muove verso l’alto, la terra verso il basso.
Gli scritti di zoologia aristotelici sono diversi, ma recano tutti dei titoli molto significativi di un fatto: la riscoperta del mondo naturale e animale, che è una novità rispetto alle filosofie precedenti e a quella platonica in particolare. Si tratta di opere come la Storia degli animali, Parti degli animali, Generazione degli animali, Moto degli animali, Nascita e morte.
Aristotele è il primo a parlare della specie intesa come categoria che riunisce generi animali o vegetali aventi dei caratteri comuni, che si riproducono salvo eccezione conformemente al loro modello. Uno stesso tipo viene riprodotto in una serie lineare di esseri diversi. Per Aristotele esiste quella che nel Medioevo fu definita scala naturae: le varie specie naturali formano una sorta di scala che procede a gradi, dal semplice al complesso.
Al livello più semplice ci sono gli insetti, a quello più complesso l’uomo, entro uno schema di tipo antropocentrico e teleologico: tutto esiste in funzione dell’uomo. Un concetto estraneo alla prospettiva aristotelica è quello di evoluzione. Il mondo e gli esseri viventi sono stati sempre così, non è possibile concepire un percorso evolutivo per le diverse forme di vita.
La psicologia di Aristotele è contenuta nello scritto Sull’anima, e afferma una distinzione netta tra materia, il promiscuo e indistinto substrato degli enti, e forma, l’insieme dei componenti essenziali di un determinato oggetto. L’anima è la particolare funzione del corpo, costituita in maniera tale da far svolgere gli atti necessari alla vita. Nessuna operazione vitale è possibile senza l’intervento dell’anima, che informa il corpo. L’anima può sussistere fuori dal corpo, come realtà distinta e priva di corporeità, ma la corporeità, le funzioni vitali del corpo sono inconcepibili senza il movimento impresso dall’anima.
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