Domenico Turco
Aristotele

X - Aristotele e la Tradizione

La filosofia aristotelica ha indubbiamente dei forti tratti razionalistici e a suo modo scientifici. Tuttavia in essa emergono molti elementi di natura tradizionale, qualcosa che ha reso possibile la trasformazione dell’aristotelismo nella Scolastica medioevale. È questa una filosofia radicata nella Tradizione, che traduce nei termini di una riflessione cristiana i concetti metafisici di Aristotele. La concezione di Dio come Motore Immobile, le Intelligenze angeliche motrici dei cieli e delle sfere, e, più in generale, la tendenza di un compromesso tra il dominio spirituale e il dominio umano, tra cielo e mondo, rinviano ad una comune e spesso non riconosciuta matrice tradizionale.  

Aristotele offre molti spunti per una sua rilettura in chiave tradizionale. Le opere giovanili, come l’Eudemo, denotano una concezione del sacro assimilabile per certi versi alla seconda navigazione platonica. L’Eudemo sviluppa il tema dell’immortalità dell’anima che era stato affrontato nel Fedone, tema che svela origini orfico-pitagoriche. Nell’Eudemo il mondo è considerato una cella per l’anima, che agogna l’aldilà, la sua patria celeste, che può essere raggiunta dopo la morte.

C’è un’eco di quella cultura esoterica e misteriosofica che sembra qualcosa di molto lontano da Aristotele, se letto secondo gli schemi del razionalismo moderno, ma in realtà questi aspetti tradizionali rappresentano l’essenza di un sistema filosofico che pone la Metafisica al vertice della rubrica dei saperi, fino a definirla filosofia prima rispetto a tutte le altre. In effetti il Mondo della Tradizione ammetteva il primato della dimensione divina su quella meramente umana, e a quel Mondo Aristotele vuole collegarsi per affermare l’olimpica severità di Dio come forza immobile ma capace d’imprimere il movimento all’intero universo, pensiero di pensiero e fonte di una conoscenza infinita.   

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