2 - Oltre il fenomeno
Derrida accusa la filosofia contemporanea di essere divenuta una fotologia (teoria della luce). Sin dal Secolo dei Lumi si era formata la metafora luce/ragione; ed è proprio questa ragione come dominio totale della luce, anzi, espressione della violenza della luce, che Derrida contesta. Nell’Introduzione alla “Origine della geometria” di Husserl (1962) Derrida coglie l’insufficienza della prospettiva fenomenologica in relazione all’idea di verità.
Per Husserl la verità non è altro che l’evidenza di coscienza, e quindi tende ad esaurirsi nell’intuizione delle forme. Derrida polemizza con questa concezione, fondata sull’intento di chiarire a tutti i costi la verità sul mondo e le sue leggi, che invece dovrebbero mantenere il loro alone di mistero. Quel che distingue Derrida dagli altri teorici dell’ermeneutica è per l’appunto l’idea che i segni del reale (compresi i segni presenti nei testi filosofici e/o letterari) non siano mai del tutto comprensibili. Inoltre, l’interpretazione dei segni per Derrida si presenta come un’attività che non si dovrebbe neanche intraprendere completamente con procedimenti di tipo razionale, per non incorrere nella violenza fotologica. Appartenendo all’Altro, l’uomo deve rivolgersi ad esso senza metterne in pericolo l’intima natura.
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