Domenico Turco
Jacques Derrida

3 - La diffèrance

Derrida riprende il concetto heideggeriano della differenza ontologica. Heidegger affermava che l’essere è sempre differente sia dall’ente che dall’esistente. Derrida esaspera questa tesi, al punto da identificare l’essere con la differenza. Ma quale differenza? La differenza  come alterità radicale, quella che si contrappone all’identità e che si segnala per il suo carattere originario. Derrida distingue la diffèrence dalla diffèrance.  La diffèrance rappresenta l’assoluto differire dell’essere a sé stesso, è il simbolo linguistico dell’asimmetria globale del mondo che ci circonda e che esula dalla verità della logica e della metafisica tradizionali.

Come scrive Derrida, “…Allora la diffèrance va ad occupare lo scarto della differenza ontico–ontologica, così come essa si pensa l’<<l’epoca>>, in particolare <<attraverso>>, se è ancora possibile usare questo termine, l’inaggirabile meditazione heideggeriana?

Non c’è una risposta semplice a una tale questione.

Sotto un certo suo aspetto, la diffèrance non è certamente che il dispiegamento storico ed epocale dell’essere o della differenza ontologica. La a della diffèrance marca il movimento di questo dispiegamento. E tuttavia il pensiero del senso e della verità dell’essere, la determinazione della diffèrance come differenza ontico–ontologica, la differenza pensata nell’orizzonte della questione dell’essere non è ancora un effetto intra–metafisico della diffèrance?”.

Derrida rinuncia alle categorie di base della filosofia, dall’identità all’essere, dalla verità alla dialettica tra soggetto e oggetto, e così facendo perviene ad una concezione estremamente rivoluzionaria e nichilistica che nega i più elementari principi della logica tradizionale. La realtà diventa il luogo di una insensatezza e di un’anarchia filosofica senza precedenti. “Poiché,” scrive ancora Derrida, “l’essere non ha mai avuto senso, non è mai stato pensato o detto come tale se non dissimulandosi nell’ente, la diffèrance, in una certa e assai strana maniera (è) più <<vecchia>> della differenza ontologica o della verità dell’essere. È a questa età che la si può chiamare gioco della traccia. Di una traccia che non appartiene più all’orizzonte dell’essere ma il cui gioco sostiene e forma il bordo del senso dell’essere: gioco della traccia della diffèrance che non ha senso e che non è”.

La traccia è la (traccia dell’essere, che tuttavia sembra non corrispondere all’essere degli enti, ma che bisogna altresì leggere come diffèrance e scrittura originaria. Non potendosi rispecchiare in una sequenza armonica di parole, l’essere è refrattario all’espressione. Quel che l’essere lascia alla comunità dei parlanti è solo una serie di tracce del suo passaggio; dalla confluenza di queste tracce sorge quella che Derrida chiama archistruttura  (scrittura originaria).

Per Derrida la struttura dell’esistente è tale che non consente un approccio critico alle sue modalità. Vano quindi voler chiarire l’oscuro, se nell’oscuro si cela una realtà più profonda  di quella che intende produrre la razionalità.

In altri termini, per Derrida il reale non è razionale, e il razionale nel mondo o nella storia non ha niente a che fare con una dialettica di tipo hegeliano. L’archistruttura si presenta infatti come una costruzione antitetica alla ragione, nel senso che sfugge alla logica come sistema di categorie invarianti.

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