Domenico Turco
Erasmo da Rotterdam
Erasmo Desiderio da Rotterdam (1466 o 1469 - Basilea 1536) compì la sua formazione a Parigi finchè nel 1492 divenne ufficialmente sacerdote. Fece diversi viaggi in Gran Bretagna, dove conobbe John Colet e strinse una grande amicizia con Tommaso Moro.
Nel 1506 si recò in Italia, ottenendo a Torino il dottorato in Teologia. Dal 1521 fino all'anno della morte (1536) visse a Basilea, tranne un sessennio in cui si stabilì in Germania, più esattamente nella città di Friburgo. Erasmo fu uno dei filosofi più importanti dell'Europa umanistica, oltre che insigne filologo (tradusse il Nuovo Testamento e curò diverse opere della Patristica).
La bibliografia filosofica erasmiana comprende, fra l'altro: Enchiridion militis christiani (1502); Encomium moriae (Elogio della follia, 1511); Institutio principis christiani (1516); Diatriba de libero arbitrio (1524).
Portavoce di un'stanza innovatrice nella sfera cristiana, Erasmo intende rifondare lo spirito evangelico con la proposta dell'imitatio Christi, cioè una condotta esistenziale ispirata alla vita esemplare di Cristo. Da qui deriva una serrata critica del formalismo devozionale e dell'intellettualismo scolastico. Mentre formalismo devozionale è una riduzione dell'ideale cristiano ad una serie di pratiche cultuali di natura puramente esteriore, l'intellettualismo scolastico è reo di aver trasformato la religione in un logicismo sterile e fine a sé stesso. L'Elogio della follia è una denuncia di tutto questo, oltre che costituire un documento vibrante della lotta di Erasmo contro la bramosia individualistica e la corsa al superfluo. L'autocelebrazione della Follia personificata vuol colpire una realtà di decadenza, aridità esistenziale e debolezza, e un mondo incapace di accettare la superiore integrità morale del cristiano sinceramente devoto, integrità guardata con sospetto da chi se ne è allontanato per inseguire falsi miti. Uno di questi, il più grave, è l'ottusità, tipica dei pedanti che si sentono depositari della saggezza solo perché esperti nello schematismo intellettualistico di marca scolastica, dei moralisti ispirati all'etica rigoristica degli Storici, e degli individui mondanizzati, che si disinteressano della superiore realtà spirituale di derivazione evangelica, accettando la ritualità ma non il messaggio autentico del Cristianesimo. L'antidoto di questo male assoluto, l'ottusità, è la follia, che Erasmo chiama anche la giovinezza e la bellezza del mondo. La follia è preferibile alla saggezza stoica, che predicava l'allontanamento e la rimozione delle passioni, e tuttavia non è una libertà di pensiero e di azione radicale, nel senso che richiede l'assunzione di una responsabilità ideale, che impone di tradurre i dettami della fede in pratica quotidiana, di perdonare chi ci contrasta, di donare i propri beni materiali. Il vero cristianesimo va al di là del culto puramente esteriore e della speculatività scolastica, per abbracciare la follia, intesa come l'anticonformistica adesione a quell'ideale di vita evangelica che Erasmo vagheggiò per tutto il corso della sua esistenza.
La follia è anche un modo di andare controcorrente, mediante una continua messa in questione delle regole sociali vigenti, e come tale la follia si fa metafora di ogni sfida con sé stesso e con gli altri, volta ad affermare dei valori che la società tende a cancellare, offuscata da splendori superficiali e convenienze di potere. In questo senso, Erasmo è uno dei più grandi contestatori della storia della filosofia, benchè questo spirito di rivolta affondi le sue radici nella spiritualità evangelica, innovandola in chiave moderna, ma senza stravolgerne gli ancor attuali contenuti. Non a caso Erasmo non esiterà a combattere contro la Riforma, che pure veniva affermandosi sulla base di un progetto di trasformazione della dottrina e della fede religiosa, come testimonia il libello Diatriba de libero arbitrio, accesa risposta polemica al De servo arbitrio di Lutero, visto come fonte di pericolo per il supremo ideale della follia cristiana, in chiave di ortodossia cattolica. Infatti per Erasmo la libertà del credente è valore irrinunciabile, non si può negare la possibilità di collaborare attivamente per ricevere la grazia. Rinunciando al libero arbitrio viene meno l'imitatio Christi, che dovrebbe essere l'essenza della religiosità più ispirato. Erasmo si oppone fermamente e duramente alla Riforma, pur condividendone l'impulso innovatore nell'ambito della spiritualità cristiana.
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