Johann Georg Hamann (Königsberg, 1730
- Münster 1788), uno dei principali filosofi tedeschi, definito da Goethe “la
mente più lucida del suo tempo”, portò avanti una serrata “metacritica” al
“criticismo” kantiano, radicata su una concezione chiaramente e coerentemente
spirituale, nel senso di una spiritualità centrata sui valori del Mondo della
Tradizione, e, in particolare, sull’idea di una Trascendenza originaria del
fenomeno del Linguaggio. Tra i lavori più importanti di Hamann ricordiamo:
Considerazioni bibliche (1758), Memorabili di Socrate (1759),
Crociate di un filologo (1762), Golgota e Scheblimini (1784), e il suo
capolavoro, Metacritica del purismo della ragione, pubblicato postumo nel
1788.
Pur vivendo nel Secolo dei Lumi, Hamann rifiuta il programma illuminista, fatto proprio dal suo illustre concittadino Immanuel Kant. Ma il pensiero di Hamann non si limitò solo a svolgere una polemica contro i nuovi fermenti culturali di marca illuministica, ebbe un carattere costruttivo e propositivo nel porre in primo piano l’uomo come protagonista assoluto di un percorso religioso non dogmatico, anzi aperto alle istanze di rinnovamento nella tradizione che saranno peculiari della temperie romantica, della quale Hamann è un significativo precursore…
Nella fattispecie, Hamann esaltò il genio creativo e la libertà del poeta di operare al di fuori degli schemi retorici, e di seguire unicamente la propria ispirazione. Anche nell’ingente epistolario emerge la sua specificità di pensatore atipico, di pensatore-poeta, in virtù di uno stile di scrittura molto denso, oscuro e ricco di metafore e simboli, che si avvale di continui riferimenti alla tradizione esoterica e mistica…
Interessantissima la ricostruzione del carteggio tra Hamann e Herder, dalla quale trapela una differenza peculiare nel loro modo di approcciarsi. Hamann fa notare a Herder i limiti della sua concezione razionalistica, concezione per sua natura del tutto inadeguata a spiegare l’Ineffabile. La Ragione è uno strumento conoscitivo insufficiente, perché non riesce a rendere conto degli aspetti più misteriosi della realtà, riconducibili alla sfera del divino.
La spiritualità di Hamann è a base scettica, non proclama facili certezze, e tuttavia, paradossabilmente, trova il suo fondamento nelle limitate possibilità di conoscere dell’uomo…
In una lettera indirizzata a Herder, Hamann confessa la sua fede aperta al dubbio, fede come fedeltà ad una verità che non corrisponde supinamente all’applicazione del principio di ragione, e che come tale assume un’evidente coloritura mistico-religiosa, nonostante il tono apparentemente scettico:
<<Con la Ragione a me succede come a quell’antico con Dio (l’ideale della Ragione pura secondo il nostro Kant): più ci studio, meno vengo a capo di questo ideale o idolo della Divinità>>. È evidente che oggetto delle ironie di Hamann non è il Dio della Tradizione spirituale, ma la Divinità ridotta a ideale o idolo, a intuizione astratta del pensiero oppure a totem di una venerazione solo esteriore, puramente formale e convenzionale. È la Divinità, insomma, del moralismo dogmatico kantiano, laico e trasgressore di quella che è la spiritualità tradizionale, di cui il Mago del Nord è paladino e alfiere.
In seguito, la critica al razionalismo herderiano-kantiano tipico del Secolo dei Lumi, si fa ancora più esplicita e articolata:
“Voi fate della Ragione un fiume e della passione la riva. Porta o muro! Come si vuol prendere!
Ma se proprio ha da essere un fiume, è unico nel suo genere: il miracoloso fiume del sapiente Egitto!”.
Qui si rivela l’influenza della concezione ermetica, considerata di origine egiziana e basata sulle idee provenienti dal Corpus Hermeticum; l’ermetismo greco-egizio presenta una complessa psicologia dell’uomo, visto come un microcosmo posto in correlazione con il macrocosmo e le leggi divine che lo stesso concetto di macrocosmo presuppone. La ragione ermetica non consiste nella semplice elaborazione di rapporti logici e di dati avulsi dall’esperienza del soggetto, ma nella valorizzazione dell’incontro tra piano umano e piano metafisico, tra sfera profana e sfera sacra, tra “vivere” e “più che vivere”… Così concepita, la ragione supera l’ambito dell’effimero e diventa conoscenza reale, autentica saggezza che si radica sul principio dell’autorealizzazione spirituale…
Alla Ragione fredda e astratta degli Illuministi Hamann contrappone l’altra Ragione, coincidente con la scoperta di una passione e di un amore che va oltre il contingente, in direzione della numinosa realtà del sacro, della Trascendenza: “Diventate come bambini per essere felici” non ha la stessa portata di “abbiate senno, abbiate le idee ben chiare. Legge e Profeti con tutto il cuore con tutta l’anima con tutte le forze sono per una passione: per l’amore”.
In questo cammino di avvicinamento al regno dello Spirito, Hamann riscopre il valore ontologico del Linguaggio: il Linguaggio sgorga dal Verbo stesso creatore dell’anima dell’uomo, creato a immagine e somiglianza del suo divino Artefice, innanzi al mondo per lui creato.
Il Linguaggio non è un banale mezzo comunicativo, come Logos o Verbo accompagna e guida l’umanità in sé e ogni singolo uomo attraverso la storia della sua redenzione fino a Dio…
Per l’uomo del Secolo dei Lumi la Ragione è uno strumento mediante il quale decostruire nei suoi elementi costitutivi la realtà inconoscibile da cui è circondato da ogni lato, al fine di forgiare quello che è un rifugio illusorio, composto di semplici frammenti di conoscenza, sorta di idoli in senso baconiano, “idee chiare” o “concetti” di carattere astratto, lontani anni-luce dal vero sapere e dalla vera saggezza…
Agli occhi di Hamann l’errore principale di Kant consiste nel considerare la Ragione nell’accezione razionalistica come un ponte per la salvezza in chiave religiosa dell’uomo. Ma la Ragione “profana” non può essere principio salvifico, pensare ciò corrisponde a una vana perdita di tempo.
Hamann ritiene che la salvezza dell’Uomo non può derivare dall’uso della Ragione “profana”, ma dal fiducioso abbandono all’amore dell’Essere Supremo, Dio. L’amore divino è più forte della Ragione umana, perché pertiene ad un orizzonte di luce infinitamente superiore.
Hamann è un grande pensatore-scrittore da rivalutare sia per l’anticipazione di spunti esistenziali ed ermeneutici che per la sua consonanza con le prospettive del pensiero tradizionale.
LINKS
(indirizzi di siti inerenti al tema trattato)
http://www.girodivite.it/antenati/xviiisec/_hamann.htm
http://www.weltkreis.com/mauthner/hama.html
http://www.geocities.com/~aristipp/litlinks/hamann.htm
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