Domenico Turco
IMMANUEL KANT

1. La vita e l'apprendistato filosofico
2. Dalla "dissertatio" alla filosofia trascendentale
3. Il problema della ragion pratica
4. Libertà e necessità
Opere
Bibliografia

 

1. La vita e l'apprendistato filosofico (1724 -1770)

Immanuel Kant (Köenigsberg 1724-1804)La vita di Immanuel Kant (Köenigsberg 1724-1804) non presenta molti eventi di rilievo. Allievo del Collegium Fridericianum, diretto dal pastore prostessante F.A. Schultz, si laureò all'Università della sua città natale, Köenigsberg nella Prussia Orientale (l'attuale Kaliningrad, in Lituania), dove fu inizialmente influenzato da Leibnitz, Wolff, Newton. Nel 1747 pubblica un saggio sulla questione delle forze vive, tentando la conciliazione tra la prospettiva di Cartesiano e quella di Leibniz. Nel 1755 pubblica Storia generale e teoria del cielo, o ricerca intorno alla costituzione e all'origine meccanica dell'intero sistema del mondo condotta secondo i principi newtoniani (Allgemeine Naturgeschichte und Theorie des Himmels, oder Versuch von der Verfassung und dem mechanischen Ursprunge des ganzen Weltgebäudes nach Newton'schen Grundsätzen abgehandelt). Diversamente da come lascia intuire il riferimento ai principi newtoniani, in quest'opera Kant afferma che il problema dell'origine dell'universo e delle sue leggi naturali si può risolvere senza ricorrere alla spiegazione teologica, accettata da Newton che considerava il mondo creato da Dio, o, secondo la terminologia del grande fisico, dal "divino architetto". Kant si occupò con assiduità alla fisica, e specialmente alla meccanica, svolgendo parallelamente la professione di precettore e direttore della Biblioteca di Köenigsberg. Nel 1770, in occasione della nomina a professore dell'Università di Koenigsberg scrive la nota "dissertatio" De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis, opera che può essere considerata lo spartiacque tra fase pre-critica e filosofia trascendentale.
Nel periodo pre-critico, la filosofia di Kant era permeata da un'impostazione di tipo leibniziano e wolffiano riguardo al problema della Metafisica. Dopo il 1770 Kant, svegliato dal suo sonno dogmatico grazie a Hume, ridimensiona il ruolo della metafisica, criticando nei Sogni di un visionario, spiegati attraverso i sogni della metafisica (1766; Träume eines Geistersehers, erläutert durch Träume der Metaphysik) i filosofi che si abbandonano a fantasticherie metafisiche, mettendo in crisi la filosofia stessa. Il riferimento diretto va al mistico svedese Swedenborg, che nel suo sistema di filosofia riprendeva le categorie proprie del platonismo più ispirato e profetico. Da questo momento, Kant ritiene che, per raggiungere una conoscenza certa del mondo che ci circonda, non bisogna sconfinare da quello che è il nostro limite naturale, cioè l'esperienza del "possibile", che manifesta modalità autonome dirette a condizionare l'esperienza stessa, modalità per per Kant sono ancora solamente spazio e tempo, intese come forme innate della sensibilità e non dell'intelletto, come sarà nella filosofia trascendentale matura. Inoltre Kant non affronta i problemi della "deduzione trascendentale", di come l'intelletto ricava dai dati categoriali una certa immagine della realtà, e dello schematismo trascendentale, cioè il rinvenimento dei principi per l'applicazione dell'intelletto alla realtà dell'essere. Mentre, nello stesso periodo pre-critico Kant aveva intuito le difficoltà di una commistione incontrallata tra scienza e metafisica, tipica del razionalismo wolffiano e dei suoi sviluppi. La Metafisica, la madre di ogni scienza, che, diversamente dalle altre scienze, versare in una grave crisi che ne blocca il progresso. Per quale ragione? Kant imputa il fallimento della Metafisica alla pretesa di colmare le lacune della nostra conoscenza della natura, con spiegazioni fantasiose, che invece di dissolvere l'ignoranza la accentuano. L'uomo troppo legato alla Metafisica, pensa Kant, finisce per sognare ad occhi aperti: è questo il tema di Sogni di un visionario, Sogni di un visionario, spiegati attraverso i sogni della metafisica apparsa quindici anni prima della Critica.

 

2. Dalla "dissertatio" alla filosofia trascendentale

Immanuel Kant (Köenigsberg 1724-1804)La "dissertatio" è opera di passaggio da una concezione metafisica ad un'altra di tipo totalmente diverso. La struttura piuttosto fluida della dissertatio è infatti indizio della sua incompiutezza, del rinvio delle sue richieste argomentative ad un sistema di filosofia completamente nuovo. Questo travaglio speculativo durò circa dieci anni, finchè non apparve la Critica della ragion pura (1781; Kritik der reinen Vernunft), opera in cui si sostiene la necessità di sottoporre a giudizio la ragione, criticandola con la ragione stessa. Dal momento che "conoscere è giudicare", ci saranno giudizi analitici o a priori o universali (e sintetici o a posteriori (radicati nell'esperienza). Kant "processa" le modalità che rendono possibili le attività dell'intelletto, che, essendo autonome rispetto alla comune esperienza, sono definite da Kant trascendentali. La Critica della ragion pura si compone di tre sezioni: Estetica trascendentale, Analitica trascendentale, Logica trascendentale.

Nell'Estetica Kant si analizzano le modalità di spazio e tempo, che unificano i molteplici dati della percezione sottoforma di sensazioni; nell'Analitica sono dimostrate in che modo i giudizi derivino da categorie o concetti, autonomi rispetto all'esperienza. I giudizi sono soggettivi e universali, in quanto ciascun individuo può ragionare solamente mediante tali forme. Da questi giudizi si può vedere se la cosa è reale o meno, e si distinguono nelle categorie, che sono 12, e si unificano sotto lo sguardo dell'Io penso, cioè un'unità di coscienza o appercezione, che non ha niente a che fare con l'Io della psicologia, nel senso che non viene inteso individualisticamente. A queste forme pure Kant applica la molteplicità delle esperienze suggerite dai sensi perché si costituisca il nostro mondo di esperienze in una sintesi delle due fonti o dei due modi del conoscere. Intelletto e sensibilità determinano il nuovo concetto di esperienza: il mondo come fenomeno, anche se dietro la realtà dei fenomeni c'è una realtà più profonda, una realtà in sé, inaccessibile alla ragione umana, ma che bisogna di necessità ammettere per giustificare la causalità dei diversi fenomeni. Kant postula quindi una realtà alternativa ai fenomeni, che va al di là della nostra conoscenza, il noumeno o cosa in sé. Anche se nella Critica della ragion pura Kant non tematizza lo statuto delle cose in sé, per analogia con la Critica della ragion pratica possiamo risalire ai noumeni, che sono Dio, l'anima e il mondo, distinti dal resto della realtà.

 

3. Il problema della ragion pratica

Mentre nella Critica della ragion pura Kant aveva analizzato i fondamenti teorici della conoscenza, anticipando genialmente i temi della Scienza cognitiva attuale, nella Critica della ragion pratica (1788; Kritik der praktischen Vernunft) Kant riprende la questione della "metafisica dei costumi", cioè lo studio scientifico dei comportamenti umani in vista della realtà noumenica. La nuova Critica codifica lo statuto della morale al fine di rinnovare gli assunti dell'Etica Nicomachea di Aristotele, alla luce della "rivoluzione copernicana" operata da Kant in merito alla struttura della conoscenza umana.

Nella Critica della ragion pratica Kant distingue tra imperativo morale categorico e imperativo morale ipotetico. L'imperativo morale categorico si manifesta come fine in sé, l'imperativo morale categorico si manifesta come mezzo diretto a uno scopo. Inoltre, il Filosofo sostiene che l'imperativo morale categorico è fatto. Perché? Perché non è deducibile da nessun'altra cosa, dal momento che, se così fosse, non avrebbe più quella fisionomia di assolutezza in relazione all'intelletto. Questo vuol dire che l'unica causa che lo determina è la pura forma della legge come tale. Kant poi distingue i principi etici materiali, eteronomi, cioè dipendenti da altri moventi, dai principi etici puramente formali, autonomi, cioè non dipendenti da altri fattori. L'osservanza al principio etico formale implica l'assunzione di questa legge: opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere come principio di una legislazione universale. I concetti di bene e male possono essere solamente attinti alla legge morale, anche se non vale il contrario. Il bene è a sua volta distinto in due super-generi: bene supremo, derivante da un esercizio della morale privo di scopo al di fuori di sé consegue da un'attività morale che non ha altro scopo all'infuori di sé, che va identificato con la virtù, e bene sommo, che esaurisce la richiesta di raggiunta perfezione per il singolo, e quindi è nel contempo virtù e felicità. L'idea di Dio è un "postulato" dell'intelletto, pura esigenza e non concetto), una realtà esterna, che preclude qualsiasi esperienza nel "possibile". Altro postulato dell'intelletto è l'idea di immortalità dell'anima: la volontà umana è finita e come tale non può vivere la santità, al quale si perviene ascoltando in maniera spontanea l'imperativo morale categorico. Per questa ragione Kant ritiene che la perfezione si raggiunga in un cammino infinito, cammino che può essere condotta da un'anima immortale. Oltre a Dio e all'anima c'è un altro postulato della ragion pratica, la libertà, una realtà che precede l'attività comportamentale umana, essendo la condizione stessa dell'azione morale. Se l'imperativo morale categorico è un fatto, la realtà della libertà è un presupposto. Il mondo autentico dell'etica è nella libertà e non al di fuori di essa, libertà che va intesa come la realizzazione della natura anzitutto pratica dell'uomo nell'agire quotidiano.

 

4. Libertà e necessità

La Critica del giudizio (1790; Kritik der Urtheilskraft) riguarda la facoltà di giudicare, che viaggia su un doppio binario, intellettuale/sentimentale. La facoltà del giudizio, infatti, è radicata in un principio intellettuale, che fonda giudizi determinanti, che determinano gli oggetti di loro pertinenza, e in un principio sentimentale, che fonda giudizi riflettenti, che riflettono l'armonizzazione tra legge e libertà, e si biforcano in estetici e in teleologici. I giudizi estetici sono quelli in cui l'armonizzazione è raggiunta nel sentimento del bello, nei giudizi teleologici sono quelli in cui l'armonizzazione è raggiunta mediante il concetto di fine. un principio di carattere sentimentale vale universalmente e a priori solamente a condizione che bellezza e finalità si accordino alla pura forma dell'oggetto, al piacere che deriva dall'accordo tra oggetto presente ed esigenza della ragione immediata. Per Kant il bello può essere libero o aderento; se libera, il bello non si fonda su qualche idea che possa essere comparata a qualcos'altro, se aderente, il bello si fonda su un concetto di perfezione. Il sublime si differenzia del bello perché può essere suscitato dalla contemplazione della grandezza e potenza della natura sembrare sovrastare l'uomo, superandone la ragione in un sentimento d'assolutezza. Ma superiore al sublime è l'idea della perfezione dell'intelletto umano e della legge morale, tant'è che Kant ebbe scritto questa epigrafe sul suo monumento funebre, quasi a siglarne vita e pensiero: il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me. Sentimento del sublime, poi, è quello suscitato dalla contemplazione della natura: e si ha quando di fronte alla grandezza o alla potenza della natura che sembrano annientare l'uomo, questi riconosce nella propria ragione o nel proprio imperativo morale un principio che lo eleva al di sopra della natura stessa. La teoria del bello di Kant non si applica solamente alla natura. Kant anticipa speculativamente un argomento che sarà molto in voga nel Romanticismo filosofico, che è l'argomento del genio. Che cos'è la facoltà del genio? Kant elabora una risposta molto semplice, è la facoltà mediante la quale la natura dà la regola all'arte.

Per Kant poi l'arte suscita un piacere disinteressato in chi ne fruisce. Con questo Kant non vuol dire che l'arte non abbia interesse in sé, ma che l'arte sia soprattutto evasione. È un'idea di diretta derivazione neoclassica, contemperata comunque dalla teoria del genio che è quasi una sconcertante profezia o prolessi delle varie teorie del genio sviluppatesi nel Romanticismo maturo, o dalla teoria del sublime, che avrà un analogo successo, con una estensione nel senso dell'esperienza estetica e non di quella naturale, come nell'originaria speculazione della terza critica kantiana. esigenze del sentimento. Infine, Kant critica l'atteggiamento teleologico, nel quale il singolo considera la natura non in relazione al principio causale, ma ponendo dei fini alla base di questo principio, riconoscendo un ordine provvidenziale. Questo non significa che Kant non dia nessuna importanza al problema della religione, ma che questa dev'essere limitata alle semplici leggi dell'intelletto, della razionalità. Ciò si evince leggendo l'ultima grande opera kantiana, La religione nei confini della semplice ragione (1793; Die Religion innerhalb der Grenzen der blossen Vernunft) nella quale la religione viene ad identificarsi con la moralità, che giustifica la fede in una prospettiva dal quale sono banditi elementi materiali, portatori di eteronomia e quindi contrastanti rispetto a quella che è la volontà di Dio, volontà che è tutt'uno con la realizzazione dell'imperativo categorico morale.

 

Opere:

Principiorum primorum cognitionis metaphysicae nova dilucidatio (1755);
Storia generale e teoria del cielo, o ricerca intorno alla costituzione e all'origine meccanica dell'intero sistema del mondo condotta secondo i principi newtoniani (1755; Allgemeine Naturgeschichte und Theorie des Himmels, oder Versuch von der Verfassung und dem mechanischen Ursprunge des ganzen Weltgebäudes nach Newton'schen Grundsätzen abgehandelt);
Monadologia physica (1756);
La falsa sofisticheria delle quattro figure sillogistiche (1762; Die falsche Spitefindigheit der vier syllogistischen Figuren);
L'unico argomento possibile a una dimostrazione dell'esistenza di Dio (1762; Der einzig mögliche Beweisgrund zu einer Demonstration des Daseins Gottes);
Esame sulla chiarezza dei principi della teologia naturale e della morale (1764; Untersuchung über die Deutlichkeit der Grundsätze der natürlichen Theologie und der Moral);
Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime (1764; Beobachtungen über das Gefühl des Schönen und Erhabenen);
Sogni di un visionario, spiegati attraverso i sogni della metafisica (1766;
Träume eines Geistersehers, erläutert durch Träume der Metaphysik);
Dissertatio de mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis (1770);
Critica della ragion pura (1781; Kritik der reinen Vernunft);
Critica della ragion pratica (1788; Kritik der praktischen Vernunft);
Critica del giudizio (1790; Kritik der Urtheilskraft);
La religione nei confini della semplice ragione (1793; Die Religion innerhalb der Grenzen der blossen Vernunft);
Pedagogia (1803; Pädagogik).

 

BIBLIOGRAFIA

J. Bohatec, Die Religionsphilosophie Kants, Amburgo, 1938;
K. Schilling, Kant, Monaco, 1940;
M. Campo, La genesi del criticismo kantiano, Varese, 1943;
V. Mathieu, La filosofia trascendentale e l'"Opus postumum" di Kant, Torino, 1958;
G. Martin, Kant, Colonia, 1960;
A. Rigobello, I limiti del trascendentale in Kant, Milano, 1963;
G. Santinello, Metafisica e critica in Kant, Bologna, 1965;
F. Alquiè, La critique kantienne de la métaphysique, Parigi, 1968;
L. Pareyson, L'estetica di Kant, Milano, 1968;
H. Heimsoeth, Transzendentale Dialektik, 3 voll., Berlino, 1969;
G. Lebrun, Kant et la fin de la métaphysique, Parigi, 1970;
S. Givone, La storia della filosofia secondo Kant, Milano, 1971;
O. Reboul, Nietzsche critique de Kant, Parigi, 1974;
C. Broad, Lettura di Kant, Bologna, 1988.

© Tutti i diritti riservati