Domenico Turco
PLATONE

1- Cenni biografici

Al principale allievo di Socrate era stato dato un nome piuttosto altisonante, Aristocle, ma passò alla storia della filosofia come Platone (Atene 428-427 ca. 348-347 a.C.),  soprannome derivato dall’aggettivo greco platous, “vasto, grande”, con riferimento all’alta statura e anche, metaforicamente, alla sua grandezza di pensatore.

Di nobili natali, il filosofo era considerato discendente di Codro, il leggendario primo re di Atene, e vantava dei legami certi di parentela con Solone, straordinario uomo politico e poeta ateniese del VI sec. a. C. 

Rimasta vedova, la madre di Platone si sposò in seconde nozze con l’aristocratico Pirilampo, che, a discapito della sua estrazione nobiliare, era un seguace del regime democratico voluto ed attuato di Pericle. 

Il percorso formativo di Platone, come si addiceva all’origine aristocratica, fu particolarmente ricco ed intenso. Si occupò di  diverse arti, dalla musica alla pittura, dalla poesia lirica al teatro, con risultati molto validi soprattutto nell’ambito del genere tragico.

In filosofia il primo pensatore ad aver avuto una grande influenza su di lui, fino ad esserne considerato un maestro, per quanto poi ripudiato, fu Cratilo, protagonista, fra l’altro, del dialogo che porta il suo nome, una delle opere principali di Platone.

Seguace delle idee di Eraclito, Cratilo era tuttavia ben più estremista del filosofo di Efeso, non considerando reale nessuna realtà al di fuori del movimento.

Di Cratilo Platone apprezzerà il richiamo al valore del movimento e alla realtà del divenire, ma se ne staccherà  subito, rifiutando un modello di pensiero che nega consistenza all’essere.

A svegliarlo dalle ingenue posizioni di Cratilo sarà Socrate, il primo filosofo ad aver avuto il coraggio di porre la conoscenza di sé stessi come fondamento della ricerca filosofica.

Platone vedrà in Socrate la figura-simbolo del vero dialettico, capace di vedere dentro, oltre la contraddizione insanabile di essere e divenire, verità e menzogna, ignoranza e saggezza.

Dall’età di vent’anni Platone incontrò spesso Socrate, fino al processo e alla condanna a morte di quest’ultimo, avvenuta nel 399 a.C. per volontà della democrazia ateniese risorta in seguito  alla cacciata dei Trenta Tiranni e alla fine della loro dittatura.

Dopo il 399 a.C., ritiratosi dalla vita politica, Platone si dedicò con tutte le sue forze alla filosofia. Viaggiò molto, al fine di  attingere alle fonti della saggezza tradizionale già note allo stesso Socrate e ad altri filosofi, ma che Platone approfondì per fornire una base spirituale forte al suo pensiero.

Fu in Egitto, da sempre terra di profonda spiritualità, presso il filosofo Archita a Taranto, in Magna Grecia, dove era ancora presente l’influsso della tradizione orfica e della dottrina pitagorica, e in Sicilia, alla corte del tiranno di Siracusa Dionisio I, nel tentativo di dar vita allo Stato ideale, retto da governanti-filosofi.

A causa del grande ascendente di Platone su Dione, cognato di Dionisio I, il tiranno di Siracusa pensò di sbarazzarsi del filosofo, facendolo in un primo momento arrestare, per poi venderlo come schiavo sull’isola di Egina. Riscattato grazie all’intervento di un suo allievo, nel 387 a.C. Platone  tornò ad Atene, dove creò l’Accademia, una scuola filosofica che prese nome da un personaggio mitologico, l’eroe Accademo.  

Nel 367 a.C. Platone compì un secondo viaggio in Sicilia, sempre a Siracusa, presso Dionisio II, figlio del tiranno che l’aveva imprigionato e venduto come schiavo,  invitato dall’amico  Dione, zio del nuovo tiranno, che sembrava più propenso all’idea di assumere il ruolo di re-filosofo.

Platone avrebbe dovuto educare al buon governo Dionisio il Giovane, che in seguito  mostrò di essere fin troppo simile al padre di quanto era parso inizialmente, tant’è che esiliò Dione e costrinse Platone a fuggire.  

Platone si recò poi l’ultima volta a Siracusa nel 361 a.C.

Accusato di tradimento, riuscì a imbarcarsi per Atene con l’aiuto del pitagorico Archita di Taranto. Da allora Platone abbandonò ogni illusione sulla possibilità di trasformare in realtà i suoi sogni di cambiamento politico, e affidò alla filosofia il compito di divulgare la sua utopia tradizionale.  

Insegnò all’Accademia sino alla morte, avvenuta nel 348-347 a. C., all’età di ottant’anni.

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