2.3 - I dialoghi dialettici
La serie dei dialoghi
dialettici fu scritta da Platone in tarda età. Ne ricordiamo brevemente i temi.
Il Teeteto torna sul problema della conoscenza. Il Parmenide rivela il rapporto tra l’Uno e i molti e sulla struttura dell’essere. Il Sofista si incentra sulla definizione del dialettico e sul metodo diairetico.
Il Politico studia la relazione tra l’uomo di governo e le leggi dello stato. Il Filebo indaga l’essenza del piacere e le diverse categorie di Bene, lo stesso tema delle dottrine non scritte alluse all’interno del dialogo. Pur nella forma di dialogo filosofico, il Timeo è un vero e proprio trattato cosmologico.
Crizia riprende i riferimenti alla civiltà primordiale di Atlantide incontrati per la prima volta nella Repubblica.
E alla Repubblica sembra richiamarsi anche un altro dialogo dello stesso ciclo, Le leggi, nel quale tuttavia Platone traccia una diversa prospettiva politica, più prossima alle vedute della Tradizione.
Come e forse più degli altri dialoghi dialettici, Le leggi testimoniano da parte di Platone la volontà di un collegamento maggiore con un patrimonio d’insegnamenti e conoscenze sommerse, che il filosofo vuole riportare alla luce.
In questo senso, la riflessione platonica può essere considerata una rielaborazione in chiave dialettica di dottrine a carattere iniziatico, segreto, e quindi inaccessibili. Verosimilmente tali dottrine si riallacciano all’esperienza orfico-pitagorica, che a sua volta sarebbe impensabile senza l’apporto di influenze esterne, retaggio di quella Tradizione primordiale che individua in Platone un suo degno rappresentante.
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