Domenico Turco
PLATONE

3 - Le Lettere

Le tredici Lettere attribuite dalla tradizione a Platone sono una componente essenziale per comprendere tutti gli aspetti della sua opera e della sua biografia. La critica dell’Ottocento rifiutava di accettare l’autenticità delle lettere, come del resto della produzione epistolare greca.

Nel Novecento la situazione cambiò, soprattutto per merito del Wilamowitz, che riuscì a dimostrare in maniera inconfutabile l’autenticità della maggior parte delle Lettere.

Dalle Lettere emerge un’immagine di Platone liberata dagli antichi luoghi comuni che lo dipingevano come uno spirito prettamente contemplativo. In realtà, e particolarmente nella VII Lettera, Platone si presenta come uomo pratico e attivo, capace di affrontare disavventure e disagi di ogni genere pur di realizzare i suoi ideali, qualcosa che vale da perenne esempio anche per chi vive in altre epoche e agisce in contesti del tutto differenti.

La VII Lettera è una sorta di testamento filosofico e spirituale, in cui Platone racconta diversi episodi di vita vissuta, come i vari viaggi in Sicilia, a Siracusa, per avviare alla filosofia Dionisio II e così dare attuazione al progetto dello Stato ideale, lo Stato dei re-filosofi. Ma, come accennato nel presentare la vita di Platone, il tiranno di Siracusa non aveva la tempra adatta per realizzare le utopie del filosofo greco, che, disilluso, sarà costretto a tornare ad Atene. La Lettera pone l’accento sul problema dei rapporti tra sapere e politica, tra l’esigenza di giustizia e le insidie del potere.

L’epistolario di Platone è contrassegnato da uno stile chiaro, coinvolgente, provvisto di molteplici spunti di riflessione; ci restituiscono la vivida umanità del grande filosofo, intimamente persuaso dell’importanza della sua vocazione per il pensiero che è vocazione per la verità. 

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