Domenico Turco
PLATONE

6 - La politica

La politica di Platone non segue un’evoluzione lineare, ma individua  approcci differenti al problema, che sono anche due progetti di Stato ideale alternativi. La Repubblica  pone la questione della giustizia, nei termini di una soluzione ala richiesta di una giusta impostazione politica e alla ricerca di una definizione dell’uomo giusto. Platone concepisce lo Stato secondo un sistema di classi che rinnova in qualche modo la concezione tradizionale delle caste. 

Nel Mondo delle Tradizione ad ogni casta corrispondeva un preciso tipo umano, e Platone fa sua questa dottrina non senza trasformarla profondamente. Le Tre Classi di Platone, infatti, sono espressione di una nuova visione dello Stato e dei rapporti politici che solo occasionalmente può trovare dei parallelismi e delle analogie con la modernità.

Queste tre classi sono formate rispettivamente dagli operai, dai guerrieri e dai governanti. Gli operai svolgono solo attività di tipo manuale: lavoro nei campi, artigianato, etc… Il tipo umano dell’operaio è caratterizzato dalla temperanza. I guerrieri sono guerrieri e difensori dello Stato. Ogni guardiano deve avere come requisito morale il coraggio. I governanti sono la classe più importante, l’unica ad esercitare il potere politico. Il loro profilo psicologico è dominato dalla sapienza. Il governante dovrà essere prima di tutto filosofo, e come tale sottoposto ad un duro regime di studi e ricerche. Inoltre chi fa parte della classe dei governanti è costretto    a condurre una vita molto differente rispetto ai membri delle altre classi, una vita improntata ad una forma di comunismo.

Infatti nello Stato ideale i governanti vivranno in una condivisione assoluta di beni al fine di dedicarsi completamente all’esercizio della giustizia senza essere turbati dal fattore economico e, soprattutto, dalle insidie derivanti dalla proprietà privata.

Bisogna tuttavia precisare che il cosiddetto comunismo platonico non anticipa affatto il comunismo moderno inteso  come dottrina politico-sociale da estendere a tutta la società, ma  rinvia semmai a civiltà primordiali in cui esistevano forme di comunione dei beni e delle risorse, con finalità religiose o di iniziazione, per es. presso ordini, sette, e nelle comunità dei pitagorici della Magna Grecia, che Platone conosceva benissimo.

Si può quindi parlare a proposito di comunitarismo quale modalità di condivisione di beni in seno ad una comunità, cioè la comunità dei governanti-filosofi, e non certo di comunismo. Se assume l’intonazione di un’utopia, il modello platonico è un’utopia tradizionale, radicata in un Ordine (la classe dei governanti), e a struttura gerarchica, qualcosa di molto diverso da ogni organizzazione comunistica e lontano anni-luce anche dall’idolo polemico della società chiusa agitato da Popper.

La società immaginata da Platone guarda al Mondo della Tradizione, una Tradizione rivissuta e riformulata, dai tratti che non diremmo modernamente totalitari ma, al più, assolutistici, nel senso di un assolutismo che vuole assoggettare la vita del singolo alla comunità statale, entro uno schema biopolitico.  

Non accettando il sistema politico ateniese, Platone si rifugia nella reazione, rinnegando per questa via la presunta società aperta di Atene, e progettando uno Stato ideale che abolisce lo spazio della vita individuale in favore della vita politica, sociale, comunitaria secondo una temperie non più democratica. Nasce l’idea del governo dei filosofi, che Platone tentò di realizzare in quel di Siracusa e per il quale rischiò la vita.

La città ideale descritta nella Repubblica impedirebbe ogni mutamento politico e sociale,  radicata com’è sulla separazione delle classi e sulla dittatura dei governanti-filosofi, educati dallo Stato per realizzare i suoi fini, al fine di evitare la creazione dei movimenti politici e l’insorgenza del dissenso.

Lo sviluppo storico si configura in Platone come  possibilità negativa di decadenza, degenerazione e corruzione.

Con Platone sorge una prima idea di Eugenetica, cioè di selezione sulla base di caratteristiche genetiche, che è un indice del dominio assoluto della politica sulla vita, insieme alla soppressione dei più deboli, con il programmatico infanticidio dei neonati aventi malattie, difetti fisici o particolare debolezza, sul modello spartano.

Ovviamente il nostro attuale moralismo sulla storia ci porta giustamente a condannare Platone, che su questo punto sconta i pregiudizi piuttosto inquietanti della sua epoca, senza per questo giustificare l’anacronistica assimilazione di Platone come nemico della società aperta ai totalitarismi di varia collocazione politica.

L’aspetto più interessante è la proposta di un Ordine di governanti preparati tecnicamente alla politica

Anche per l’ultimo Platone lo Stato ideale dev’essere retto da governanti-filosofi, ma non da filosofi qualsiasi, ma soltanto coloro che abbiano una conoscenza effettiva del Bene, che è l’idea assoluta che si identifica con il divino. Nella prospettiva platonica delle Leggi, infatti, non può esserci una buona politica senza il buon uso della conoscenza. 

Per questa via, Platone riafferma le ragioni della filosofia, la filosofia che, osservando le leggi della realtà con uno sguardo più lungimirante, può e deve assolvere anche un ruolo significativo in vista dell’azione politica diretta.

Platone vede nella politica una realtà sovraindividuale, che va oltre gli ideali e le ambizioni del singolo o delle singole fazioni che si contendono il potere, superiore alle idealità del singolo o di singole parti e fazioni della società.

L’ultimo Platone si ispira a diversi modelli politici, dalla concezione comunitaria  spartana alla Tradizione primordiale, secondo due fonti che Platone prende molto sul serio: Atlantide e l’antico Egitto.

Con questi presupposti, e nonostante la visione utopica de La Repubblica,   Platone difficilmente avrebbe potuto aderire alla prospettiva democratica  del suo tempo, che, non dimentichiamolo, condannò a morte Socrate, primo martire del pensiero moderno, simbolo di una libertà superiore a quella rivendicata dalla sfera politica: la libertà della coscienza.

© Tutti i diritti riservati