7 - Il problema dell’Arte
Per Platone l’artista non detiene la conoscenza, in quanto si limita a creare delle copie, e ad esprimere quindi una verità che gli preesiste. Lo scultore realizza copie di oggetti, che a loro volta sono copia delle Idee. Così il pittore. Ogni opera d’arte è modello di un modello, e questo fa sì che l’artista non abbia piena coscienza della sua attività. Platone nega il significato dell’Arte in generale, ma soprattutto alle Arti figurative, pittura e scultura, che tuttavia nel mondo antico non avevano uno statuto differente rispetto all’artigianato, secondo quanto emerso dai rilievi degli storici dell’arte. Un ruolo più importante viene riconosciuto alla poesia; il suo primato si giustifica nello Ione, dialogo ermeneutico che vuole definire il poeta. Qui il poeta, tale per una sorta di ispirazione profetica definita divina mania, viene presentato come un intermediario o, per essere più precisi, un interprete degli dei. Veicolo di una saggezza tradizionale assimilabile alla dottrina di oracoli e veggenti, la poesia, non ancora distinta dal canto, era considerata da Platone parte integrante della vita spirituale e della religione. In seguito nel Fedro verrà proclamato con forza il rifiuto della scrittura, nato dalla necessità di difendere la modalità comunicativa orale a fronte della letteratura, considerata sovversiva relativamente al Mondo della Tradizione. L’avvento della scrittura suggella infatti la fine di una cultura orale, di tipo mitologico e religioso.
Ma è per le stesse ragioni che l’ultimo Platone invoca un ritorno all’arte come espressione di carattere religioso, utile ai fini dello Stato, e in quanto tale avente comunque una rilevanza non assoluta.
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