Domenico Turco
Richard Rorty

Richard RortyRicollegandosi alla filosofia della differenza, Richard Rorty elabora una teoria dell'interpretazione che risente dell'impostazione derridiana. Di formazione analitica e/o epistemologica, Rorty si è progressivamente allontanato da una visione grettamente scientistica del pensiero filosofico, fino alla definitiva assunzione della prospettiva ermeneutica, nella versione decostruttivistica di Derrida, pur con una indubbia originalità che muove da una mediazione storica, e storicamente filosofica, fra la tradizione pragmatista di Peirce e Dewey e quella ermeneutica di Heidegger e Gadamer.
Richard Rorty (New York 1931), autore di La filosofia e lo specchio della natura (1980), Conseguenze del pragmatismo (1982), e Scritti filosofici(1997), descrive l'ermeneutica di Gadamer e Derrida con un unico termine, testualismo, termine che in realtà individua due atteggiamenti diversi riguardo alla teoria del testo.
Questi due atteggiamenti vengono definiti testualismo forte e testualismo debole, e il discrimine tra queste posizioni è dato da un diverso riferimento al concetto di verità.

Il testualismo debole, tipico di Gadamer, accetta l'assunto di risolvere anche la filosofia del reale nell'ermeneutica dei testi, ma crede comunque che al di là di essi ci sia una verità oggettiva, pubblicamente riconosciuta, benchè inaccessibile (misteriosa) per l'uomo. La prospettiva ermeneutica di Hans Georg Gadamer rappresenta una forma insufficiente di testualismo, soprattutto perché non ha la forza di eludere l'autentico volto della verità in direzione di un esplicito relativismo gnoseologico.
Il punto di vista di Derrida, giustifica, agli occhi di Rorty, la definizione di testualismo forte, in quanto la filosofia della differenza trascende dalla categoria del vero, anzi giudica negativa la tentazione di gettar luce sull'essenza nascosta della realtà (l'archistruttura) e ne ragiona ogni apertura di senso come violenza fotologica. Inoltre, scorgendo nella realtà una scrittura originaria che l'ermeneuta dovrebbe interpretare, esclude dal suo raggio d'azione il problema della validità nell'interpretazione.
Tuttavia Rorty conclude che il testualismo forte rischia di scadere in una teoria piuttosto bizzarra, nel senso che la metafora realtà/testo richiede necessariamente una tematizzazione ulteriore. Il rimedio si può sintetizzare con una formula sintetica -ed -efficace: il segreto del testualismo dev'essere l'atto di produrre mondi anziché scoprirli.
Richard Rorty Questo carattere, finalmente euristico dello speculativo, rientra comunque in una temperie post-filosofica che viene ampiamente discussa negli Scritti filosofici (1997), in cui Richard Rorty manifesta una posizione analoga a quella di Heidegger, relativa ad una forte restrizione dell'importanza storica delle filosofie tradizionali, realizzata però con delle motivazioni molto diverse. Qui la prospettiva di Rorty denuncia il fiato corto, evidenziando una superficialità peculiare della cultura americana, cultura in cui l'ansia del nuovo prevale su una presa di coscienza di carattere storico. L'ermeneutica di Rorty palesa una teoria della fine della filosofia, pur mantenendo l'idea di un pensiero post-filosofico che si trova in sintonia con le istanze del decostruzionismo derridiano. La filosofia è un kind of literature, un genere letterario, e come tale può e deve fare a meno dei grandi sistemi filosofici del tipo dell'idealismo dialettico di Hegel, che intendevano sostituire all'amore del sapere (ciò che storicamente è stata la philo-sophìa) il vero sapere (la sophìa), con l'ambizione di raggiungere la scienza in luogo di far filosofia, la quale è una variante della letteratura, un tipo di conoscenza precategoriale, storico-letteraria, che non è in grado di pervenire alla verità.

In Conseguenze del pragmatismo (1983) Rorty stigmatizza la frattura tra "analitici" (i teorici dell'analisi del linguaggio, della semantica e della nuova retorica) e "continentali"(i teorici dell'ermeneutica). Rorty auspica che le categorie elaborate dal pragmatismo di John Dewey, di una filosofia finalizzata alla prassi, possano in qualche modo colmare questa discrepanza. Rinunciando alla filosofia come Mirror of nature, Rorty non fa che adeguare il pensiero filosofico al variegato prisma del mondo, che non può essere descritto mediante una prospettiva unilaterale, bensì attraverso il riconoscimento di diversi punti di vista che determinano più tipi di vita differenti. Rorty non perviene autonomamente a queste conclusioni, che derivano dalla confluenza del decostruzionismo filosofico-letterario con un pensiero dialogante come l'ermeneutica.

In particolare, la posizione rortyana trova un referente prossimo in Derrida, da cui muove, esplicitandone il cosciente ermetismo e l'impervietà speculativa, fino alla dimostrazione di una priorità della democrazia sulla filosofia, ossia la superiorità del pluralismo sul pensiero metafisico (e non) proveniente dalla nostra tradizione occidentale, idea che sembra provenirgli da un grande filosofo americano: John Dewey. In tal modo la creatività filosofica, assimilata alla creatività estetica, può finalmente ritrovare un ruolo in quanto hermenèia, non solo "interpretazione" come delucidazione di significati latenti, ma principalmente "interpretazione" nel senso antico di annuncio/espressione.

BIBLIOGRAFIA


R.Rorty, Objectivity, Relativism and Truth. Philosophical Papers, 2 voll., 1991, Cambridge, Cambridge U.P.; trad.it. di M. Marraffa, "Scritti filosofici" , Roma-Bari, Laterza 1994;
Id., Philosophy and the Mirror of Nature, Princeton, Princeton U.P., trad.it. di G. Millone e R. Salizzoni, La filosofia e lo specchio della natura, Milano, Bompiani, 1986.

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