Georg
Simmel (Berlino 1858-1918) fu un importante pensatore che si occupò di vari
aspetti della realtà del suo tempo, secondo due prospettive: sociologica e
filosofica. Tuttavia il suo contributo alla filosofia e alla sociologia investe
una grande varietà di argomenti, tali da riguardare anche altri ambiti di
ricerca. Professore negli atenei di Berlino e Strasburgo, i suoi esordi nel
campo della sociologia e della filosofia sono contrassegnati da una teoria della
società che sintetizza i contributi del positivismo e della filosofia kantiana,
filosofia alla quale si avvicinò soprattutto a contatto con la corrente del
Neocriticismo. Frutto dell’influenza della Scuola del Baden e della ripresa di
Kant furono diverse opere in cui Simmel approfondisce il concetto di categoria,
come Problemi fondamentali della filosofia (1910) e Problemi fondamentali della
sociologia (1917). Qui Simmel elabora una nuova definizione di categoria molto
più ampia rispetto al modello aristotelico o kantiano. Infatti, diversamente da
come si riteneva nella tradizione filosofica da Aristotele a Kant fino al
Neocriticismo, le categorie scientifiche o sociali non sono assolute, ma
relative ai differenti mondi storici che le producono e che mutano con
l’evolversi della società. Già questa concezione smaschera il pregiudizio più
diffuso su Simmel che lo vuole
“filosofo della superficie”, sigla che può essere parzialmente accolta, ma nel
senso positivo di una superficie che lascia trasparire le profondità, ossia le
strutture di base della vita nelle sue manifestazioni più varie.
Simmel
procede infatti da un’analisi dell’esistenza condotta sulla base di un
eclettismo metodologico, che rende conto della relatività e soprattutto della
complessità del reale. La lezione di Simmel è importante anche al di là della
filosofia e della sociologia, grazie al suo fertile gusto della divagazione
testimoniato da molte opere che spaziano dall’analisi dei mondi pittorici di
Michelangelo, Rembrandt e Rodin alla moda, dalla poesia di Goethe alla
psicologia e all’erotismo, una vasta serie di prospettive complesse che
ne arricchiscono l’immagine consueta.
Alcune recenti interpretazioni di Simmel ne hanno poi valorizzato la scientificità, che non comporta un anacronistico ritorno al Positivismo e alla sua visione materialistica e meccanicistica, ma alla riscoperta del ruolo scientifico della ricerca e dell’interrogazione fondata su un percorso multiculturale con al centro la vita come valore creativo, costruttivo e sperimentale, secondo un messaggio vitalistico che manifesta il decisivo influsso di Nietzsche. In altri termini, il volto scientifico di Simmel non è in contrasto o in contraddizione con quello filosofico, anzi, nel grande pensatore tedesco scienza e filosofia sono alleate nel proporre una teoria agile e dinamica della società. Simmel è il grande portavoce della concezione filosofica e più generalmente culturale del Novecento, temperie già postmoderna pur ponendosi nel solco del neocriticismo kantiano, corretto originalmente in direzione dell’esistenzialismo nietzschiano. Sempre a proposito di Simmel bisogna denunciare l’enfasi posta su certo schematismo descrittivo attribuito imprudentemente ad autore da rileggere ed apprezzare sottolineandone gli aspetti legati a un peculiare relativismo soggettivo, radicato sull’asse dell’esistenza, che anticipa Heidegger e altri modelli ontologici contemporanei, collegati al pensiero della crisi e al crollo dei punti di riferimento tradizionali.
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