3 - Dal “duello” verbale alla dialettica
Grazie
alle fonti rimaste riusciamo in qualche modo a determinare il percorso
filosofico di Socrate, sia pure con comprensibili lacune.
Scarse, ad esempio, le
notizie sul suo apprendistato filosofico. Si sa che, sotto la guida di
Anassagora, in un primo momento si occupò di fisica e medicina, per poi
coltivare soprattutto interessi collegati alla disciplina preferita dai Sofisti:
la dialettica.
E proprio dai Sofisti Socrate eredita la passione per l’interrogazione dialettica, il gusto del paradosso, e la retorica, a fini tuttavia del tutto diversi rispetto ai Sofisti, esperti nella manipolazione del linguaggio e quindi delle categorie del vero e del falso. Un’altra differenza è relativa al tipo di discussione: Socrate sceglie più interlocutori, e interpreti di punti di vista alternativi, mentre i Sofisti si limitavano spesso a contrapporre due verità. In altri termini, mentre Socrate ha in vista la dialettica quale confronto di opinioni diverse e talora divergenti, i Sofisti sono ancorati ad una forma elementare di dialettica come dialogica, dibattito che prevede due e solo due interlocutori, una sorta di duello verbale.
Socrate scorge come sua missione la ricerca della verità. Ma quale verità? Non certo quella formale ricercata dai Sofisti, e ottenuta al prezzo di cambiare continuamente le carte in tavola mediante artifici retorici, bensì la verità della Tradizione spirituale, nel senso di una spiritualità autentica volta alla trasformazione interiore dell’uomo, e al riconoscimento della sua essenza divina.
Socrate
pone al centro della sua dialettica un ideale di conoscenza aperta, che
preveda l’assunzione di verità come esito di un processo, di una discussione
dialettica a più voci, dai toni talvolta anche molto aspri e vivaci, in cui alla
fine Socrate riesce a convincere gli interlocutori sull’essenza di un
determinato concetto, grazie alla tecnica dell’ironia, della dissimulazione
ragionata., che è il metodo dell’ostetrica, la quale non mette al mondo dei
figli ma aiuta a generarli.
In questo senso acquista nuova veste l’insistenza sulla Verità interpretata secondo gli insegnamenti tradizionali, come forza liberatrice dell’individuo, chiave di volta di un percorso evolutivo dell’esistenza finalizzato ad una conoscenza pura, non vincolata a sistemi di pensiero dogmatici e dunque presentatasi quale ignoranza: la dotta ignoranza di chi, completamente all’oscuro della sua interiorità, si mette alla ricerca di sé stesso per conquistarla. Socrate pose l’accento sul valore straordinario della massima, conosci te stesso, che ci invita ad approfondire il nostro rapporto con la vita e quindi a meditare sulla fondamentale domanda “da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo?”.
A questo proposito, è estremamente illuminante un passo tratto da Vedute del mondo reale di Georges Ivanisevic Gurdjeff, pensatore-scrittore di origine georgiana: “ESISTONO MENTI CHE SI INTERROGANO, che desiderano la verità del cuore, la cercano, si sforzano di risolvere i problemi generati dalla vita, cercano di penetrare l’essenza delle cose e dei fenomeni, e di penetrare in loro stesse. Se un uomo ragiona e pensa bene, non ha importanza quale cammino egli segua per risolvere questi problemi, deve inevitabilmente ritornare a se stesso, ed incominciare dalla soluzione del problema di che cosa egli stesso sia e di quale sia il suo posto nel mondo attorno a lui. Perché senza questa conoscenza egli non avrà un punto focale nella sua ricerca. Le parole di Socrate “Conosci te stesso” perdurano per tutti coloro che cercano la vera conoscenza ed il vero essere.
L’espressione tutti coloro che cercano la vera conoscenza e il vero essere sembra applicarsi perfettamente a quel maestro del libero pensiero e della verità che fu Socrate.
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