| I. La vita e l'opera |
| II. La prospettiva teologica |
| III. La concezione dell'uomo |
| IV. La concezione cosmologica |
| V. Ermeneutica, Etica e Pensiero Politico |
| BIBLIOGRAFIA |
I. La vita e l'opera
Figlio dei conti d'Aquino, nel Lazio meridionale, Tommaso (Roccasecca 1224 - Fossanova 1274). nacque a Roccaseccca, Frosinone, nel 1221. Dopo aver studiato presso la Facoltà delle Arti all'Università di Napoli (1239-1243). A seguito di una crisi mistica decise di aderire all'Ordine domenicano. Si recò quindi a Parigi, dove frequentò la Facoltà teologica (1245-1248) dominata allora dal magistero di Alberto Magno, che Tommaso seguì a Colonia nel quadriennio 1248-1252, per poi ritornare nella capitale francese in qualità di baccelliere.
Nel baccellierato di Tommaso si riconoscono due fasi. Nella prima, operò come lettore (cioè commentatore) delle Sacre Scritture (1252-1254); nella seconda si occupò dell'esegesi delle Sentenze di Pietro Lombardo (1254-1256). Nel 1256 si dedicò con maggiore assiduità alle problematiche religiose, in qualità di maestro reggente di Teologia. Negli anni del soggiorno parigino scrisse le seguenti opere: De ente et essentia, i commentari alle Sentenze di P. Lombardo, i commentari a Boezio (De Trinitate e De hebdomadibus) e a Dionigi Aeropagita (De divinis nominibus). Nel periodo 1259/1269 S. Tommaso viaggiò molto, inizialmente come docente di Teologia, poi come Teologo pontificio.
Frutto di quest'attività furono i grandi commenti ai fondamentali libri di Aristotele: Metafisica, Fisica, Trattato sul cielo, Etica nicomachea.
Le parafrasi di Tommaso sono ispirate all'ideale di una lettura filologica, letterale, nella convinzione di effettuare un'analisi rispettosa dell'originario messaggio aristotelico.
La faticosa ricerca ed assimilazione degli autori e delle fonti filosofiche più diverse rese Tommaso d'Aquino particolarmente sensibile riguardo alla necessità di dar vita ad una grande sintesi speculativa nella sfera cristiana, ma nel contempo erede nel metodo e nel merito del realismo critico aristotelico. Questo supremo ideale metodologico trovò piena applicazione e sviluppo nelle due opere più importanti di Tommaso: la Summa contra gentiles (1269-1273) e la Summa theologiae, iniziata nel 1269 ed interrotta nel 1274 dalla morte dell'autore, che lo colse mentre si trovava a Fossanova, Latina, mentre stava portando avanti una missione a nome e per conto della Corte pontificia. Dopo la morte, Tommaso d'Aquino fu proclamato santo dalla Chiesa fino poi a diventarne in qualche modo il filosofo ufficiale.
La filosofia di Tommaso d'Aquino nasce all'insegna di una rivoluzione teoretica, che investe il pensiero cristiano a contatto con il messaggio di Aristotele e la sua interpretazione da parte della filosofia araba, Averroè soprattutto. In questo senso, lo Scolasticismo tomista trova in un eclettismo di fondo il suo significato più fecondo, con una rilettura dell'aristotelismo in chiave cristiana e la fondazione di un realismo spirituale a carattere razionalistico, che innova profondamente le strutture speculative della filosofia (e della teologia) di Età medioevale.
La Scolastica, la filosofia delle "scuole" cristiane (scholae), si evolve in una direzione laica, se non ancora laicista, e mondana, se non ancora mondanizzata tout court.
L'esperienza della realtà lungi dall'essere di ostacolo e limite alla conoscenza tipicamente umana, rappresenta una via privilegiata al riconoscimento della dimensione extramondana. Da qui deriva un atteggiamento di apertura al mondo, in altri termini, dalla chiusura verso l'esistente alla schiusura nei riguardi dell'esistenza, anche dell'esistenza materiale: è qui che si gioca la sfida di Tommaso sulle filosofie che lo precedono, relativamente comunque ad un pensiero dialogante e dialettico, capace di assorbire e restituire rivoluzionate categorie di derivazione composita, aristotelica, araba, scolastica.
La grande sintesi promossa dall'Aquinate elaborando alcune tra le espressioni più mature della riflessione antico-medioevale contiene tuttavia moltissimi elementi originali, scaturiti dal confronto con la concretezza del mondo, la mediazione della realtà terrena, e la via razionale d'accesso alla sapienza divina con un procedimento di tipo critico, cioè la valutazione oggettiva degli accadimenti naturali, entro uno schema di spiegazione squisitamente deduttivo.
La prospettiva teologica tomista, presupposto di una filosofia autonoma rispetto alla pur robusta ispirazione cristiana e cattolica, rinuncia a qualsiasi tentazione mistica, rifiutando un fideismo estremo professato da Bernardo di Chiaravalle e da altri pensatori ostili alla cultura secolare, cioè umana e terrena.
Il rifiuto della dimensione mistica, nel senso di un misticismo radicale, emancipa la filosofia di Tommaso dalle ipoteche di un teologismo esasperato ed esasperante, sul piano della limitazione delle risorse conoscitive umane all'orizzonte del Trascendente. Si dischiudono così nuovi spazi di discussione, che ampliano lo schema della teologia tradizionale nella direzione di una filosofia libera da istanze dottrinarie, nonostante la definizione di ancilla theologiae sembri apparentemente indicare verso un ridimensionamento delle autonomie.
Il realtà, il primato della teologia sulla filosofia è dettato da ragioni legate alla gerarchia dei saperi medievali, dove la scienza umana, e non influisce per niente sulla sostanza dei fatti, che inducono a tematizzare una concezione forte della filosofia, e come tale autosufficiente a fronte della prospettiva teologica tradizionale.
I temi della riflessione di Tommaso d'Aquino vertono sia sul modo in cui bisogna intendere il rapporto tra l'ente e l'essere, sia sul ruolo dell'uomo all'interno della scala naturae, la scala della natura nel significato metafisico-teleologico proposto da Aristotele nella Fisica. Sono temi che possono essere riconosciuti come peculiari dello stile di pensiero tomista, un pensiero radicato nella fede e nella ragione, ma consapevole di un robusto senso della realtà.
Il problema della verità, il cui accertamento coincide con il raggiungimento del vertice speculativo dell'uomo in vista della trascendenza divina, costituisce una preoccupazione costante dell'Aquinate, essendo oltretutto presente in tutte le sue opere.
Il procedimento dialettico usato nel De Veritate, giustificato dal particolare valore di manuale accademico di quest'opera, influenza implicitamente l'analisi della verità come concetto, attribuendole una polisemia strutturale analoga a quella relativa all'essere, che Tommaso ha in comune con la speculazione aristotelica (la sua "Metafisica" di principi e cause).
II. La prospettiva teologica
Per Tommaso d'Aquino la teologia va definita come una dottrina scientifica subalterna rispetto alla rivelazione, che ispira e deve ispirare il teologo saggio. I principi trovati nella teologia seguendo la rivelazione sono già chiaramente presenti all'interno della mente divina.
Nessuna scienza è superiore a quella divina, quindi la funzione della teologia è limitata sul piano dell'importanza, ma legittima e feconda come via per il raggiungimento della sola istanza veritativa rappresentata da Dio. La teologia si occupa di quei saperi riconducibili alla rivelazione scritturistica, mentre la filosofia si applica alla scienza umana, e come tale è autonoma in confronto alla teologia proprio per il riferimento all'uomo, alla sua mente e potenzialità specifica.
Disciplina intermedia tra filosofia e teologia, la teologia razionale basa il suo metodo sulla dimostrazione oggettiva di alcune verità, che, pur derivando dalla rivelazione, possono comunque essere spiegate a misura della razionalità umana.
La problematica più importante nell'ambito della teologia razionale concerne le prove dell'esistenza di Dio; Tommaso prende spunto dalla confutazione della prova ontologica di Anselmo d'Aosta, a priori, basata su un'analisi priva di una mediazione razionale, e procede ad una sintesi delle varie proposte interne alla sfere filosofica cristiana. Per Tommaso d'Aquino ci sono cinque prove diverse a posteriori dell'esistenza di Dio.
La prima prova è relativa all'esistenza nell'universo del movimento, prodotto da un motore immobile, che coincide con Dio.
La seconda prova deriva dalla constatazione dell'esistenza dei vari enti, i quali presuppongono una causa efficiente incausata (Dio).
La terza prova si basa sulla necessità di Dio, la quarta sul suo statuto ontologico di essere perfetto, e la quinta sulla funzione di eccelso ordinatore del mondo e della realtà universale, che va ascritta all'Essere (Ipsum Esse subsistens) portatore dei caratteri di semplicità, attualità, infinità, Trinità, provvidenza, amore, che costituiscono le attribuzioni specifiche della Trascendenza divina, già intuite o trovate nella speculazione cristiana e medioevale. Attributi di Dio riconosciuti come tali nel pensiero arabo medioevale sono quelli di semplicità attualità infinita, aristotelici d'origine, ma mediati dalle elaborazioni dello Scolasticismo islamico (Averroé, Avicenna, Al Kindi, Al Farabi, etc...).
III. La concezione dell'uomo
Come già per Aristotele, il "Filosofo" per antonomasia della prospettiva tomistica, l'Aquinate ritiene che l'uomo sia sinolo di materia e forma, cioè composto di corpo e anima.
Diversamente dall'Aristotele della Metafisica, Tommaso considera l'anima qualcosa di più che non la sola forma del corpo, dal momento che essa è un essere indipendente, distinto e separato dal corpo pur informandone le attività.
Nel "De unitate intellectus contra averroistas" (1270) l'Aquinate contesta la psicologia di Averroè e dei suoi seguaci anche di marca cristiana, tra i quali spicca il nome di Sigieri di Brabante. Questi filosofi sostenevano l'unicità dell'intelletto, contemporaneamente attivo e possibile, oltre che comune a tutta l'umanità. Per Tommaso la constatazione che una sola mente può astrarre moltissime conoscenze, testimonia del fatto che esiste un intelletto separato, capace sia di liberare le percezioni sensibili determinate dalle categorie di tempo e spazio, che di ricevere la rappresentazione di carattere astratto ed universale, generata dall'intelletto possibile.
Benché emanazione diretta dell'intelletto gli universali si radicano in una dimensione esterna alla mente. Gli universali cono semplici concetti, così come l'universalità è un'espressione della dinamica astrattiva che presiede al funzionamento dell'intelletto.
IV. La concezione cosmologica
La cosmologia di Tommaso d'Aquino è basata sulla Metafisica aristotelica e quindi ne sviluppa l'impostazione geocentrica.
Il moto delle sfere è generato dalle Intelligenze angeliche motrici. I corpi sublunari che si trovano cioè al di sotto del cielo più alto di tutti, quello della luna, sono dislocati secondo la teoria dei luoghi che fu già di Aristotele.
I corpi sublunari costituiti perlopiù da elementi come acqua e terra tendono verso il basso, mentre quelli formati da aria e fuoco occupano i luoghi più alti, dotati di materia eterea o quintessenza.
L'organizzazione piramidale del cosmo fisico si rispecchia nella verticalità dell'ordine spirituale dominato da Dio, l'essere perfetto in senso assoluto; al gradino inferiore nella scala delle sostanze di carattere spirituale c'è l'anima umana.
La species ibrida dell'uomo come medium tra natura e spirito è espressa in maniera straordinaria nel seguente passo:
Il supremo nel genere dei corpi, ossia il corpo umano dalla complessione viene a toccare l'infimo nel genere delle sostanze spirituali.
L'uomo è quindi soggetto di un dramma originario, che da un lato lo vede come la manifestazione più elevata "nel genere dei corpi", cioè nella dimensione delle realtà materiali, mentre dall'altro lo individua necessariamente come l'essere più modesto nell'ambito delle sostanze spirituali, cui appartiene in quanto portatore dell'anima razionale.
V. Ermeneutica, Etica e Pensiero Politico
In linea con l'ispirazione aristotelica che informa la parte più vitale della sua filosofia, l'etica di Tommaso è fondata su una gerarchia di fini. Ogni tipo di realtà è mossa nel suo agire ed essere da un fine, determinato da Dio come e in quanto artefice delle varie creature. La legge morale rappresenta il percorso e la via per realizzare il fine dettato da Dio, essa non è diversa dalla legge naturale, partecipazione della legge eterna nella creatura razionale.
La felicità terrena di raggiunge rispettando la legge naturale, che è una via per adempiere al fine stabilito dall'Ente sussistente, cioè la Divinità stessa.
Al di sopra della legge naturale, umana e terrena, c'è la legge divina, a carattere trascendente e soprannaturale, garanzia di una felicità extramondana, la grazia, la quale supera i confini delle possibilità conoscitive peculiari all'uomo senza diminuirne o umiliarne le aspirazioni; da qui la classica affermazione di Tommaso d'Aquino: la grazia non toglie la natura, ma la perfeziona.
La politica dell'Aquinate riprende l'analisi tradizionale delle varie forme di governo, con una straordinaria ed inedita riflessione sul ruolo della giustizia all'interno delle possibili organizzazioni statuali, che, sul modello classico (nella fattispecie aristotelico) Tommaso riconduce a tre: monarchia, aristocrazia, democrazia. Nessuna forma di governo è aprioristicamente illegittima, diventa tale quando decade a tirannide. Il concetto di tirannide nella filosofia di Tommaso d'Aquino è molto originale; la tirannide s'instaura nel momento in cui viene meno la giustizia, non solo nei regimi monarchici e aristocratici, ma anche nella democrazia. L'idea che anche la democrazia sia soggetta al decadimento in tirannide in circostanze determinate risulta particolarmente brillante e realistica, in quanto tiene conto delle situazioni concrete; tuttavia questa concezione radicate nella concretezza non impedisce affatto il riconoscimento di una sorta di utopismo scolastico, nel senso che la riflessione tomista non si applica solo alla politica com'è, ma pure alla politica come dovrebbe essere: un'espressione ed una realizzazione della giustizia terrena, metafora e preannuncio della giustizia divina.
Con un esempio di pensiero laico e pre-umanistico, chi scrive trova sorprendente un altro aspetto del tomismo: il fatto che l'Aquinate contesti il teocratismo, in particolare la teoria per cui l'autorità politica emani direttamente da Dio, rappresentato dal Sommo Pontefice. Per la prima volta nel mondo medioevale viene tematizzata una distinzione non di minore momento tra ordine temporale ed ordine spirituale.
Un'altra concezione, audace per l'età in cui maturò, riguarda il potere politico, che non va ascritto ai monarchi, ma a Dio, che lo esercita indirettamente mediante il consenso popolare: un grande passo verso la democrazia moderna, almeno sul piano concettuale e teorico se non ancora a livello pratico.
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