III. La psicologia
Il rinnovamento della logica è per Juan Luis Vives non meno necessario del rinnovamento di un’altra disciplina rivalutata proprio in Età umanistica, cioè la Psicologia.
La particolarità di Vives è di proporre un connubio tra filosofia morale e scienza psicologica, estraneo alla tradizione filosofica che lo precede. Sia l’etica che la psicologia non sono più disgiunte dal contesto sociale in cui operano, anzi, nella socialità trovano nuova linfa, giustificando la loro complessa funzione in vista di una formazione umana globale.
La psicologia di Juan Luis Vives si radica nell’analisi strutturale e funzionale della mente, con sorprendente anticipo relativamente al metodo della moderna psicologia sperimentale, che sorgerà compiutamente solo nell’Ottocento con Wundt e Brentano.
Di grande rilevanza sul piano della modernità e della concretezza, la psicologia
di Vives si caratterizza per la ricerca di una differente via rispetto sia
all’aristotelismo che al platonismo, che proponevano un approccio filosofico
alla questione della mente, collegando astrattamente psicologia e metafisica.
Per la prima volta nella storia delle idee, con Vives sorge l’idea di una
psicologia a carattere empirico e sperimentale, psicologia che trova ampia e
completa esposizione nel trattato De anima et vita (1538).
L’aggettivo “empirica” che definisce la psicologia di Vives si giustifica con il ricorso alle leggi della fisiologia umana. L’anima non è altro che il fondamento fisiologico della vita umana, di conseguenza va studiata in relazione al substrato corporeo dell’uomo e non sulla base di deduzioni meramente speculative ed astratte, come quelle della metafisica e della logica classicamente intese.
Una novità sconvolgente è l’analisi delle emozioni svolta non più con gli strumenti filosofici messi a disposizione dalla tradizione del pensiero occidentale, ma attraverso sperimentazioni raccolte e descritte nelle sue opere.
Sul piano speculativo Vives rifonda originalmente anche la teoria dell’anima in voga nel contesto del pensiero umanistico. Il pensatore valenciano argomenta che per noi è praticamente impossibile rispondere a quesiti sul senso e sull’essenza dell’anima, è necessario quindi che la ricerca psicologica si applichi ai meccanismi di funzionamento dell’anima stessa, la quale è situata nel cervello, mentre il cuore è considerato da Vives il centro delle nostre emozioni.
I dati di queste prime e rudimentali ricerche a carattere sperimentale avranno molto successo sulle prospettive psicologiche a venire, soprattutto dal XVII sec. in poi, un lungo lasso di tempo in cui tutti gli psicologi faranno uso della caratteristica tecnica descrittiva, prevista genialmente da Vives.
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