IV. La prospettiva pedagogica
Ma Vives innovò anche la pedagogia con idee stupefacenti per la loro modernità; la più interessante è certamente l’intuizione di una rudimentale forma di puerocentrismo, secondo il quale l’educatore dovrà sempre attenersi alle particolari attitudini del fanciullo, ravvisabile sulla scorta di una preventiva valutazione delle condizioni fisiche e mentali del fanciullo.
Questo tendere ad una forma ancora acerba di puerocentrismo giustifica una riforma del curriculum scolastico, nel quale siano comprese materie come la politica, la medicina, l’economia, e la storia naturale. Alla pedagogia di Vives è collegata la psicologia dell’educazione, intesa come possibilità sperimentale, applicata alla valutazione delle condizioni psicologiche del fanciullo ed alla derivazione da queste di un corso di studi fondato sulle sensazioni:
“il corso di studi deve partire dalle sensazioni per giungere all’immaginazione”.
Si tratta di un processo apprenditivo normale per i fanciulli, argomenta Vives, che non si deve alterare al fine di una formazione scolastica globale che non corra il rischio dello Scolasticismo – nel senso delle Scholae di marca tomista, tendenti a valorizzare una cultura logica e metafisica, lontana da ogni concretezza.
La vocazione pedagogica di Juan Luis Vives si evidenzia in ogni aspetto della sua speculazione: dalla proposta di riformare i programmi didattici nel segno di una più accentuata modernità[1] alla necessità dell’educazione femminile[2], etc...
Per quanto riguarda il tema ripreso in questa sede, cioè l’educazione femminile, soggetto del De institutione feminae christianae (1528), opera di notevole successo e diffusione su scala europea, Vives tiene a modello il tipo di istruzione delle donne praticata nelle classi sociali medio-alte, indirizzata a preparare culturalmente le fanciulle a matrimoni di tipo patriarcale, all’economia domestica, etc...
Entro questo quadro estremamente reazionario, però, Juan Luis Vives organizza una sua didattica delle donne, piuttosto moderna per l’epoca in cui fu concepita, che riconosce come necessario il delineare nuovi fini e nuovi supporti bibliografici per offrire una cultura di alto profilo anche alle donne, pur nei limiti assolutamente vincolanti dei pregiudizi del suo tempo. Sia all’epoca di Juan Luis Vives fino all’Ottocento, sembrerà naturale che il tipo di istruzione delle donne fosse diversa qualitativamente e che mirasse soprattutto a far sì che la cultura femminile fosse limitata a conoscenze e saperi di natura pratica, come l’apprendimento della tessitura, l’economia domestica, etc...
Pur senza essere solo un pedagogista, la produzione pedagogica di Vives può essere considerata la parte più vitale del suo pensiero. L’ideale di una formazione integrale dell’uomo e quindi, indirettamente, di una rigenerazione utopica della stessa umanità, anticipa la pedagogia di Comenio, a cui lo lega anche il progetto, o sogno, di una sapientia interdisciplinare che preconizza la pampaedia di comeniana memoria[3]. Da questi temi si evince chiaramente la species illuminata della pedagogia di Vives, che, senza tradire l’ortodossia cattolica sull’esempio di Erasmo, ebbe il coraggio di proposte audaci per l’epoca in cui maturarono, e che hanno una straordinaria rilevanza quasi profetica sui modelli di pensiero e le realizzazioni pratico-concrete che da lì a poco verranno intraprese.