Domenico Turco
Juan Luis Vives

V. L’importanza di Vives nel contesto umanistico

Come si è scritto, Vives fu animato da una vocazione educativa forte, che si inscrive nella più generale volontà riformatrice dell’Umanesimo come temperie storica e clima intellettuale. Queste tendenze all’innovazione produssero un movimento di sperimentazione didattica e pedagogica che ebbe non pochi effetti pratici, relativamente alla creazione di scuole di nuovo modello, ispirate agli ideali umanistici dello stesso Erasmo, di Vives, di Tommaso Moro, etc... in tali scuole, nate soprattutto in Italia per iniziativa di grandi educatori Vittorino da Feltre e Guarino de' Guarini, furono istituite materie scientifiche, storiche, geografiche, e attività di tipo estetico, come la musica, o motorio, come l’educazione fisica. La straordinaria fortuna di questo nuovo sistema scolastico, sganciato dalle istituzioni e dai valori dell’Aristotelismo ancora imperante, durò a lungo, addirittura fino all’inizio del secolo scorso, quando con l’Attivismo novecentesco si affacciarono nuovi orizzonti didattici.

Le scuole nate nel solco dell’Umanesimo attribuivano tuttavia ancora rilevanza educativa alla cultura classica, presente anche nelle più antiche scuole di grammatica latina, secondo una continuità ideale, ma solo apparente. Mentre prima dell’Umanesimo lo studio delle lingue classiche, e specialmente del latino, aveva una funzione pratica, nel senso che solo la conoscenza di tali lingue permetteva di accedere alle Sacre Scritture ed ai testi liturgici, l’enfasi posta dagli Umanisti tendeva a far recuperare un nuovo rapporto con la classicità, in direzione di una laicità maggiore e del guadagno di una nuova idea di uomo e di umanità.

L’uomo protagonista del sapere, non l’uomo astratto della cultura scolastica medioevale. Ma quale sapere? Certamente non un sapere locale, cioè basato solo sulla rubrica delle scienze logico-grammaticali, ma un sapere globale, che fa finalmente la sua comparsa sia nella prassi educativa che nella teoria pedagogica. L’opera di svecchiamento pedagogico realizzata da Vives e da altri intellettuali coevi assegna al sapere una finalità specialmente umana, cioè politica e comunitaria.

Tipicamente umanistico è l’accento posto non su una educazione erudita e libresca, ma sull’educazione come possibilità concreta di crescita non solo in termini di acquisizione di conoscenze filologico-letterarie e filosofiche, nel senso della teologia della logica e della metafisica medioevale, ma come cultura civile, volta cioè alla realizzazione di un’umanità capace di rendere il singolo protagonista del suo destino, un destino inesorabilmente politico e sociale, non dogmaticamente legato alla ricezione ma alla proposta.

Quindi, dalla consapevolezza di Juan Luis Vives sull’importante funzione di una educazione seria e seriamente finalizzata ad una formazione integrale del singolo alla definizione di un originale statuto della conoscenza il passo è breve:

“Io chiamo conoscenza solo quella che riceviamo quando i sensi sono portati a osservare le cose correttamente e in modo metodico, al che ci conduce la chiara ragione, una ragione così strettamente connessa con la natura della nostra mente, che non esiste nessuno che non ne accetti la guida”.

La lezione di Vives coinvolge così il modo corretto di apprendere; il fanciullo non può più essere educato con i metodi della tradizione Scolastica, fondata sul principio d’autorità (ipse dixit) e tesa a ridurre il compito del discente alla passiva assimilazione di contenuti dogmatici, non passibili di ulteriore tematizzazione e discussione. Nella direzione pedagogica genialmente indicata da Juan Luis Vives, il discente dovrà essere in grado di acquisire conoscenze e di scoprirle autonomamente. Oltre al contributo di Vives alla pedagogia umanistica, altri protagonisti ne furono Erasmo da Rotterdam (Rotterdam, 1466 o 1469 – Basilea 1536)  e Johannes Sturm (Schleiden, Renania, 1507-Strasburgo 1589).

È interessante notare come l’Umanesimo di Vives abbia caratteristiche di originalità che lo differenziano sia rispetto all’'Umanesimo italiano, che dà grande importanza agli aspetti estetico-letterari, sia rispetto all’Umanesimo del Nord-Europa, che accentuava la valenza religiosa della pedagogia creando scuole di buon livello. Vives non fonda la sua pedagogia su una tavola valoriale astrattamente etico-religiosa, ma parte dalla situazione concreta del fanciullo, dalla conoscenza delle sue condizioni fisiche e mentali.  

Juan Luis Vives realizza un suo umanesimo pedagogico non solo attraverso opere apertamente dedicate al problema dell’educazione, ma ricorrendo al complesso de suoi scritti ispirati da un ideale umanistico di formazione integrale: la sua opera esibisce infatti una profonda vocazione pedagogica, indipendentemente dalla scienza scelta di volta in volta per esprimerla.

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