Domenico Turco

Callimaco - La vita

 

Callimaco (Cirene, 315-310 ca. a. C., Alessandria, 240 c a.C.)poeta greco di età ellenistica. Proveniente da una nobile famiglia andata in rovina, in gioventù si trasferì ad Alessandria, presso il re Tolomeo Filadelfo, dove raggiunse presto la fama come filologo e poeta di corte. Si occupò anche, in veste di collaboratore, del riordino della Biblioteca di Alessandria.  Tra le sue opere ricordiamo gli Inni, poemetti riguardanti ognuno sei divinità differenti, le Tavole (Eikòna) opera di critica letteraria su scrittori precedenti, le Cause (Aitía)

quattro libri di poesia sulle origini di festività, leggende, e toponimi. A quest’opera appartiene il noto epillio La chioma di Berenice (IV libro), che ci è pervenuto allo stato frammentario, ma che conosciamo per intero grazie alla traduzione creativa in latino fattane da Catullo; l’Ecale, sul mitico eroe greco Teseo, 13 Giambi e ca. 60 Epigrammi. È andato perduto per intero un poemetto d’argomento erudito e mitologico, l’Ibis.

Contro l’epica tradizionale, Callimaco propone un nuovo genere di poesia erudita, che rinuncia al poema narrativo di tipo omerico per sostituirlo con l’epillio, un poemetto di genere mitologico, secondo un principio operativo radicato sulla misura, efficacemente riassunto dal motto méga biblión méga kakòn, “grande libro, grande malanno” con riferimento proprio ai maldestri tentativi di imitazione dell’Iliade e dell’Odissea, e alla necessità di una riforma della poetica in direzione di una maggiore modernità. La grandezza di Callimaco consiste nell’aver concepito per la prima volta una poesia sulla poesia, allusiva e citazionistica, letteraria e dotta. Molto scaltrita la sua tecnica lirica, fondata com’è sullo sconvolgimento del linguaggio narrativo tradizionale della poesia, e sulla digressione e l’intarsio come metodo per variare i temi, proponendo nel contempo forme aperte e dinamiche di espressione letteraria.