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Domenico Turco
Emily
Dickinson
Scheda Critica
Emily Dickinson
rinnova la lirica monodica che rese celebre nell’antichità un’altra poetessa, la divina Saffo, con una
differente visione della ricerca poetica. La Dickinson
punta sulla rivendicazione dello statuto metafisico della conoscenza,
sull’ermetismo, sull’uso spregiudicato di simboli e strategie di scrittura
poetica, sul realismo visionario, sul misticismo spontaneo, tipico degli
spiriti ascetici più puri. La grandezza di Emily consiste nell’assunzione di una tavola valoriale
anticonformistica e dionisiaca, anticipatrice in molti punti dei temi della
questione femminile, affascinante messaggera della solitudine e dei suoi
momenti liberatori (Sarei forse più sola/senza la mia solitudine, scrive in una bella lirica).
Emily Dickinson fu enormemente sottovalutata e fraintesa nell’epoca in cui visse, anche dopo decenni dalla morte, a causa di assurdi principi moralizzatori e difese inverosimili dell’ordine letterario tradizionale, degli opprimenti pregiudizi del Puritanesimo. La Dickinson fu inoltre sostenitrice di un individualismo radicato nella libertà e nella trasgressione dei valori del senso comune, al punto da anticipare i temi dell’emancipazione femminile, interpretando ed in certo qual modo inventando il ruolo di libera scrittrice creativa in un secolo, l’Ottocento, ancora immerso in un tradizionalismo vittoriano e puritano, ma capace di accogliere alcuni fermenti di evoluzione e progresso sociale.
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