Domenico Turco

James Joyce

 

Scrittore irlandese (Rathgar, Dublino, 1882-Zurigo 1941). Educato nel Cattolicesimo, nel 1902 si laureò all'University College di Dublino. Come scrittore preferì sempre rimanere in disparte, scegliendo la via autonoma dell'individualismo letterario, indispensabile all'artista per affermare la sua personalità intellettuale. Dal 1912 si recò in volontario esilio, con lunghi periodi di soggiorno a Trieste, Roma, Zurigo, Parigi. Dopo aver scritto la silloge poetica Musica da camera (1907;), opera di discreto valore letterario ma fin troppo attardata su modelli romantici, Joyce passò alla prosa. Nel 1912 pubblica Gente di Dublino, libro di racconti che si ispira in parte al naturalismo realistico di Maupassant. Sono storie di vita reale, episodi che presentano una sensibilità introspettiva molto forte. Il narratore irlandese rivaluta i dettagli psichici e psicologici dei vari personaggi, di cui traccia, più che percorsi narrative o trame, dei "ritratti" avulsi in qualche modo dal contesto storico-temporale, sospesi in una stupefacente dimensione metafisico-visionaria.

E proprio questi due elementi, il "ritratto" biografico e la "dimensione metafisica", sono compresenti nel primo romanzo joyciano, che assume nello sviluppo delle sue opere un eccezionale rilievo: Il Ritratto dell'artista da giovane (1916). L'educazione estetica del giovane Stephen Dedalus è il pretesto per proporre un romanzo nuovo, nel quale l'interesse naturalistico del ritratto, della ritrazione biografica del personaggio, è contemperato da un acceso lirismo visionario, che non disdegna gli apporti delle filosofie, delle poetiche, e delle concezioni uniformate ad un punto di vista franto e poliedrico. Il Ritratto dell'artista da giovane è un romanzo di formazione e, nello stesso tempo, uno splendido affresco estetico-metafisico, nel quale svolge un ruolo essenziale la ricerca del  bello, integrata dall'ansia conoscitiva verso il problema cruciale dell'esistenza: la verità.

Stephen Dedalus non è un semplice personaggio, ma è grande metafora dell'artista moderno, anticonformista e ribelle al dogmatismo sociale, espressa mediante una complessa analisi psicologica degli stati d'animo del protagonista.

La seconda grande opera joyciana fu l'Ulisse. Scritto tra il 1914 e il 1921, il romanzo rappresenta una rivoluzione estetica, all'interno della quale si matura una prospettiva completamente diversa, riguardo a forme, strutture, contenuti. L'opera è fortemente autobiografica e nello stesso tempo obiettiva, nel momento in cui pone un parallelismo tra le vicende del mito, nell'Odissea, e le vicende reali della vita dublinese, filtrati attraverso un gusto personale per la filosofia, l'arte, la storia del linguaggio e delle sue variazioni, che danno al romanzo joyciano l'impronta di un Opus Magnus enciclopedico, paragonabile per complessità simbolica, archetipica e significante all'esempio delle grandi opere della letteratura universale, dal Vecchio Testamento alla Commedia di Dante, con in più una tessitura di citazioni, di allusioni spesso criptiche alle fonti più disparate ed impensabili.

Dal punto di vista tecnico, l'uso sistematico dello stream of consciousness (flusso di coscienza o monologo interiore) perviene a livelli veramente insuperabili. Nell'Ulisse la ricerca estetica e sperimentale scompone le "strutture profonde" della parola, con un lavorio "ingegneristico" sulle modalità eclettiche della comunicazione linguistica. dalla struttura dell'inglese e tocca le radici arcaiche del linguaggio. Infine, una evoluzione monumentale dei temi strutturali e sovrastrutturali dell'Ulisse si ebbe con La veglia di Finnegan, ispirato alla filosofia della storia di G. B. Vico. completamente sganciate dalla realtà.

Studi su  James Joyce

Guidi, Il primo Joyce, Roma, 1954;
U.
Eco, Le poetiche di Joyce, Milano, 1966;
F. R. Paci, Vita e opere di James Joyce, Bari, 1968;
E. Pound, Lettere a Joyce e i saggi su Joyce, Milano, 1969;
H. Levin, James Joyce, introduzione critica, Milano, 1972;
Th.
F. Staley, Il punto su Joyce, Firenze, 1973;
R. C. Anderson, Joyce, Milano, 1989
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