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Giuseppe
Ungaretti
(Alessandria
d'Egitto 1888,
Milano 1970)
La lirica rivela l’intimo tormento del poeta, testimoniandone il dramma esistenziale, il mesto desiderio di farla finita con una vita sferzata dal dolore. La metafora ornitologica è presente in tutte le strofe, dalle allodole il cui destino è la morte per sete, dolcemente ingannate da un miraggio, alla quaglia selvatica, che muore “perché di volare/non ha più voglia”. L’ultima strofe suggerisce l’immagine alquanto evocativa del “cardellino accecato” costretto a “vivere di lamento” nell’abisso di una perenne oscurità, a cui si contrappone la morte come esito di un’agonia infinita ma anche terra promessa della vita ultraterrena, nella prospettiva tragicamente cristiana abbracciata da Ungaretti nella maturità.
AGONIA
Morire come le allodole assetate
sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato
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