Giuseppe Ungaretti
(Alessandria d'Egitto 1888, Milano 1970)


 

 

GIORNO PER GIORNO

 

1940-1946

 

1

<<Nessuno, mamma, ha mai sofferto tanto…>>

E il volto già scomparso

Ma gli occhi ancora vivi

Dal guanciale volgeva alla finestra,

E riempivano passeri la stanza

Verso le briciole dal babbo sparse

Per distrarre il suo bimbo…

 

2

Ora potrò baciare solo in sogno

Le fiduciose mani…

E discorro, lavoro,

Sono appena mutato, temo, fumo…

Come si può ch’io regga a tanta notte?...

 

3

Mi porteranno gli anni

Chissà quali altri orrori,

Ma ti sentivo accanto,

M’avresti consolato…

 

4

Mai, non saprete mai come m'illumina

L'ombra che mi si pone a lato, timida,

Quando non spero più...

 

5

Ora dov’è, dov’è l’ingenua voce

Che in corsa risuonando per le stanze

Sollevava dai crucci un uomo stanco?

La terra l’ha disfatta, la protegge

Un passato di favola…

 

6

Ogni altra voce è un’eco che si spegne

Ora che una mi chiama

Dalle vette immortali…

 

7

In cielo cerco il tuo felice volto,

Ed i miei occhi in me null'altro vedano

Quando anch'essi vorrà chiudere Iddio...

 

8

E t'amo, t'amo, ed è continuo schianto!...

9

Inferocita terra, immane mare

Mi separa dal luogo della tomba

Dove ora si disperde

Il martoriato corpo...

Non conta... Ascolto sempre più distinta

Quella voce d'anima

Che non seppi difendere quaggiù...

M'isola, sempre più festosa e amica

Di minuto in minuto,

Nel suo segreto semplice...

 

10

Sono tornato ai colli, ai pini amati

E del ritmo dell’aria il patrio accento

Che non riudrò con te,

Mi spezza ad ogni soffio…

 

11

Passa la rondine e con essa estate,

E anch’io, mi dico, passerò…

Ma resti dell’amore che mi strazia

Non solo segno un breve appannamento

Se dall’inferno arrivo a qualche quiete.

 

12

Sotto la scure il disilluso ramo

Cadendo si lamenta appena, meno

Che non la foglia al tocco della brezza…

E fu la furia che abbattè la tenera

Forma e la premurosa

Carità d’una voce mi consuma…

 

13

Non più furori reca a me l'estate,

Né primavera i suoi presentimenti;

Puoi declinare, autunno,

Con le tue stolte glorie:

Per uno spoglio desiderio, inverno

Distende la stagione più clemente!...