Giuseppe Ungaretti
(Alessandria d'Egitto 1888, Milano 1970)


Cenni biografici e poetica

 

 

Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto 1888 - Milano 1970) va annoverato tra i protagonisti della poesia e della cultura italiane del Novecento. Era figlio di genitori toscani originari di Lucca, emigrati in Egitto durante la costruzione del canale di Suez e poi stabilitisi ad Alessandria. Dopo la morte del marito, la madre di Ungaretti gestì da sola un panificio per garantire un futuro al figlio. Per completare gli studi si recò a Parigi, alla celebre università della Sorbona, dove seguì le lezioni del filosofo Bergson ed ebbe modo di conoscere alcuni importanti esponenti delle avanguardie artistiche, da Max Jacob a Savinio, da Guillaume Apollinaire a Soffici.  Nel 1914 venne a vivere a Milano e nel 1915, con l’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra, si arruolò da volontario, con il grado di soldato semplice. La sua esperienza bellica si svolse tra le trincee del Carso e la Champagne, sul fronte francese. Fu un periodo di estrema tragicità, che si riflette sulla sua prima produzione poetica.   Sia pure anticipato per certi aspetti da Pascoli e D’Annunzio, Ungaretti è il primo grande sperimentatore della poesia italiana del Novecento, per aver sviluppato una tecnica poetico-retorica elaborata nell’ambito del Simbolismo europeo, specialmente francese. L’originalità di Ungaretti consiste in varie ragioni. Innanzitutto, il rinnovamento dello stile linguistico, che attinge finalmente alle risorse dell’italiano “parlato” e non al gergo aulico tipico della tradizione petrarchesca ancor presente per es. nel D’Annunzio.

 

Ma la rivoluzione ungarettiana, nutrita dai fermenti e dei moduli letterari del Simbolismo europeo, non si ferma qui, ma giunge fino ad un particolare uso dell’analogia, adoperata sistematicamente come strumento d’espressione poetica.

 

La parola poetica ungarettiana estende la valenza evocativa e si colloca entro uno spazio atemporale, i cui momenti più significativi sono individuabili lungo la rotta spesso contorta ed allusiva dell’analogia, che apre le porte ad una concezione di tipo esoterico dell’esperienza lirica.  

 

Ungaretti abolisce i nessi logici che intercorrono tra un’immagine poetica e l’altra, sostituendoli con un collegamento analogico, che rinvia alla rete simbolica di significati istituita dall’autore, secondo un modello operativo ereditato dalla poesia pura, nella fattispecie dalle elaborazioni di Stephane Mallarmè, Charles Baudelaire e Paul Valery.

 

La poetica dell’Ermetismo ungarettiano è del tutto innovativa, esprimendo la condizione esistenziale umana in tutta la sua tragicità, immersa nella solitudine del dolore e della fragilità che accomuna tutti gli individui. Ungaretti enfatizza il ruolo della pura musica del sentimento. L’Ermetismo nasce con Ungaretti, e nasce come sofferta testimonianza della precarietà della vita e dell’io, in cui svolgono funzioni inedite la parola, diventata afflato essenziale privo di qualsiasi orpello retorico, e l’analogia, che implica l’uso cosciente dei pensieri associativi per farne strumento di poesia.

 

Domenico Turco