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William
Butler Yeats
(Sandymount,
Dublino 1865-Roquebrune, Francia, 1939)
Il Secondo Avvento può essere considerata quasi un manifesto della visione del mondo professata da William Butler Yeats. Il messaggio della lirica è di carattere esoterico, rivelativo. Qui la profezia cristiana sul secondo avvento del Messia sulla Terra, momento cruciale che segna la fine del mondo e delle sue ere come le conosciamo. Tuttavia Cristo è interpretato da Yeats con accenti che ricordano il poemetto “Gerontion” di T.S. Eliot (Nell’adolescenza dell’anno/venne Cristo la tigre…), una figura eroica, che si pone in lotta e in contrasto radicale con un mondo ormai giunto ad uno stadio di decadenza estrema.
Il Redentore è un informe animale, che ha però il corpo di leone, e procede nel deserto –l’Età moderna – per sconvolgerne l’inquieta immobilità. La poesia si inscrive in una certa linea apocalittica, che ha in William Blake il suo prototipo, e in Eliot, Dylan Thomas e Pound degni prosecutori ed eredi.
La concezione ciclica della storia di Yeats, che si approssima ai corsi e ricorsi storici di Vico come anche alle filosofie orientali e tradizionali in genere, individua nel secondo avvento non già la definitiva morte del mondo, ma il suo provvisorio tramonto, entro uno schema spiraliforme delle diverse ere ispirato alle teorie del Dharma.
IL SECONDO AVVENTO
Ruotando e roteando nella spirale che sempre più si allarga,
Il falco non può udire il falconiere;
Le cose si dissociano; il centro non può reggere;
E la pura anarchia si rovescia sul mondo,
La torbida marea del sangue dilaga, e in ogni dove
Annega il rito dell’innocenza;
I migliori hanno perso ogni fede, e i peggiori
Si gonfiano d’ardore appassionato.
Certo qualche rivelazione è vicina;
Certo s’approssima il Secondo Avvento.
Il Secondo Avvento! E le parole sono appena dette
Che un’immagine immensa sorta dallo Spiritus Mundi
Mi turba la vista; in qualche luogo nelle sabbie del deserto
Una forma dal corpo di leone e dalla testa d’uomo
Con gli occhi vuoti e impietosi come il sole avanza
Con le sue lente cosce, mentre attorno
Ruotano l’ombre degli sdegnati uccelli del deserto.
Nuovamente la tenebra cade; ma ora so
Che venti secoli di un sonno di pietra
Furono trasformati in incubo da una culla che dondola.
E quale rozza bestia, finalmente giunto al suo tempo avanza
Verso Betlemme per esservi incarnata?
(Traduzione di Roberto Sanesi)
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