William Butler Yeats
(Sandymount, Dublino 1865-Roquebrune, Francia, 1939)


Nelle Due canzoni da un dramma Yeats propone appunto un’inedita connessione tra paganesimo e cristianesimo, o, per essere più precisi, tra una forma esoterica di paganesimo quale fu l’Orfismo, religione antica della morte e della resurrezione di Dioniso-Zagreo dai tratti pre-cristiani, e il Cristianesimo, reinterpretato paganamente come religione eroica, in contrapposizione alla visione nietzschiana.

 

 

 

DUE CANZONI DA UN DRAMMA

 

 

I

Una vergine vidi con gli occhi fissi ergersi

Là dove il sacro Dioniso morì,

Strappargli il cuore dal fianco,

E poi tenere il cuore palpitante ancora;

E allora tutte quante le Muse cantarono

Del Magnus Annus in primavera,

Quasi la morte di Dio non fosse che commedia.

 

Una diversa Troia dovrà sorgere

E poi cadere, e un’altra stirpe

Essere pasto per il corvo, e un’altra

Prora d’Argo dipinta a una preda più splendida

Essere governata. L’Impero

Romano restò immobile e in terrore: abbandonò le briglie

Della pace e della guerra quando la vergine fiera e la sua Stella

Chiamarono dal buio favoloso.

 

II

Con la pietà per il pensiero oscuro

Dell’uomo camminò per quella stanza, e ne uscì

In galilea turbolenza,

La luce delle stelle babilonica

Vi diffuse una tenebra di favola, informe; e all’odore

Del sangue quando Cristo venne ucciso

La tolleranza platonica fu vana,

Come fu vana tutta la disciplina dorica.

 

Ogni cosa per cui l’uomo abbia stima

Dura solo un momento, o solo un giorno.

Il piacere d’amore soffoca il suo amore,

Il pennelo del pittore consuma i suoi sogni;

Il grido dell’araldo, il passo del soldato

Estingue la sua gloria e il suo potere:

Qualsiasi cosa fiammeggi nella notte

Nutrì il cuore di resina dell’uomo. 

(Traduzione di Roberto Sanesi)