Salvatore Vaiana
9 - Riflessioni conclusive


Il quadro storico che si è venuto via via delineando consente alcune considerazioni, non esaustive ma più che plausibili.
La durezza del carcere, l'adozione della pena di morte, le frequenti riforme degli organi di polizia, l'istituzione di polizie private, il pubblico ludibrio cui erano esposti i briganti avevano circoscritto ma non eliminato un fenomeno che aveva profonde radici nel terreno socioeconomico; radici che il viceregno spagnolo prima e la monarchia borbonica poi non avevano voluto recidere, né potevano recidere se non negando se stessi. La speranza quindi poteva risiedere solo in un cambiamento radicale della natura dello Stato. Cambiamento che avvenne nel 1861, ma che non realizzò le secolari agognate trasformazioni nell'economia e nella società. I governi dell'Italia liberale nulla fecero per risolvere i problemi della Sicilia, semmai li acuirono non vedendo nel brigantaggio la spia di un antico malessere sociale, ma sic et simpliciter un pericoloso problema di ordine pubblico da estirpare manu militari. Valida, in questa prospettiva, l'analisi sulle cause sociali del brigantaggio fatta nel 1878 da Pasquale Villari in Le lettere meridionali86 . D'altra parte la classe dirigente isolana, espressione di un elettorato a base censuaria, rappresentò non gli interessi complessivi del popolo siciliano, ma quelli dell'aristocrazia e borghesia proprietarie, che mostrarono il loro volto nella protesta sicilianista del 1874, chiarendo così quale fosse la loro vera idea di progresso: la conservazione della grande proprietà terriera ed il controllo del territorio attraverso la gestione diretta dell'ordine pubblico87 .
Riguardo al ventennio fascista, l'operazione Mori, per dirla con le parole di uno fra i primi attenti storici della mafia, "si svolse nelle forme tradizionali usate nella lotta contro il brigantaggio". "In complesso il risultato fu di liberare l'alta mafia, che aderì interamente al fascismo, mentre la nuova mafia fu tenuta sotto controllo e assunse un atteggiamento dormiente, per usare un termine delle associazioni massoniche, mentre un'altra parte entrava nelle file del partito fascista e continuava in tal modo ad esercitare una sua influenza diretta locale, attraverso le organizzazioni del partito88" . Scrive Salvatore Lupo, citando documenti del periodo fascista depositati presso l'Archivio Centrale di Stato, che "nel '32 nel centro di Canicattì, vengono consumati tre omicidi "le cui modalità di esecuzione ed il mistero profondo in cui rimangono tuttora avvolti" rimandano a "delitti tipici di organizzazioni mafiose"": ogni commento è superfluo.
Mutate le condizioni storiche (boom economico degli anni cinquanta, emigrazione di massa89 , spostamento degli interessi mafiosi dalla campagna alla città, dall'abigeato alla speculazione edilizia e alla droga) che lo avevano prodotto ed esaurita la sua funzione, il brigantaggio si estinguerà definitivamente.

Ciò che in estrema sintesi emerge da quest'excursus storico è che il brigantaggio nasce come reazione primitiva e individuale di una società contadina affamata e oppressa da baroni e dominatori stranieri, e che dagli inizi dell'Ottocento finirà per essere strumentalizzato dalla mafia; mentre il mondo contadino, a partire dai Fasci, perseguirà per il proprio riscatto la strada della lotta collettiva e dal suo seno nascerà il primo movimento antimafia della storia della Sicilia.


 Note

86 - "Per distruggere il brigantaggio - osserva l'acuto meridionalista - noi abbiamo fatto scorrere il sangue a fiumi; ma ai rimedi radicali abbiamo poco pensato. […] Chi può mettere in dubbio che il nuovo governo abbia aperto gran numero di scuole, costruito molte strade e fatto opere pubbliche? Ma le condizioni sociali del contadino non furono soggetto di alcuno studio, né di alcun provvedimento che valesse direttamente a migliorarne le condizioni". Cfr. R. Villari (a cura di), Il Sud nella storia d'Italia, Laterza, Bari, 1981.

87 - In questa logica non vi era alcuno spazio per la piccola proprietà contadina, né alcuna attenzione per le condizioni dei minatori, per cui alla fine la questione sociale si riduceva a generiche declamazioni filantropiche di vago progresso sociale.
Dovranno passare tre lustri dalla caduta della Destra storica per sentire la voce forte della vera Sicilia che risvegliandosi da un sonno trentennale, riprende attraverso le prime organizzazioni e le prime lotte di contadini e zolfatari la lotta per il suo risorgimento tradito in sul nascere; prima ancora che vanificato dalle ingiustizie e dalla corruzione della sua classe dirigente.
Nonostante il livello di coscienza gradualmente maturato, le masse operaie e contadine affamate vedranno, però, puntualmente eluse le loro richieste: dalla generosa adesione all'impresa garibaldina, ai fasci siciliani, alle affittanze collettive, alle lotte per l'applicazione dei decreti Visocchi e Falcioni e a quelle per l'applicazione dei decreti Gullo, e infine alle lotte per la realizzazione della Riforma agraria del '50 sarà un susseguirsi di sconfitte. Una lotta secolare che si intreccia inscindibilmente con l'affermazione della mafia agraria e dei centri occulti di potere. Baroni, borghesi, gabelloti, mafiosi, massoni trameranno e spargeranno tanto sangue per proteggere e affermare il loro controllo sulla terra: il risultato è la Sicilia odierna.

88 - S. Romano, Storia della mafia, Milano 1963.

89 - Sul movimento migratorio a Canicattì nel periodo 1900-1965 cfr. G. Augello, Condizioni economiche e demografiche del Comune di Canicattì, Università degli Studi di Palermo - Facoltà di lettere e Filosofia, Anno Accademico 1965-1966, pp. 122-137 (BCC).